Nei mesi scorsi il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha comunicato di avere intenzione di costruire presto una riforma degli esami di maturità. Il capo del dicastero di Viale Trastevere lo ha ribadito anche in occasione dei numerosi casi di scena muta agli orali che si sono verificati quest’anno.
Ci sono delle novità: come riporta Il Sole 24 Ore, la riforma dovrebbe arrivare giovedì 4 settembre in Consiglio dei Ministri il relativo decreto. Ma cosa cambierà?
Si parte dal nome: non si chiameranno più esami di Stato ma esami di Maturità. La riforma punta anche a ridefinire la struttura complessiva dell’esame, in particolare del colloquio. La nuova formulazione della prova orale dovrebbe infatti essere pensata per valutare con maggiore attenzione l’autonomia, la consapevolezza e la capacità di argomentazione dello studente.
Poi, come già anticipato da Valditara, la prova orale di maturità sarà obbligatoria: se si fa scena muta di proposito, per protesta, si verrà bocciati all’esame e si dovrà ripetere l’anno scolastico.
Se saranno approvate giovedì, le novità potranno essere applicate a partire dal prossimo anno scolastico e dunque le nuove regole sono destinate ad entrare in vigore con la Maturità del 2026.
Ad anticipare alcuni dei contenuti del decreto è l’agenzia Adnkronos, a cui la sottosegretaria all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti ha confermato che l’iniziativa è all’ordine del giorno, come scrive Fanpage.
Gli studenti, come riporta Ansa, non ci stanno. “Nessun confronto è stato aperto con noi, nessuno ci ha chiesto cosa pensiamo. Il Forum delle Associazioni Studentesche più rappresentative non viene convocato da più di un anno e intanto, chi sceglierà il silenzio per protesta, come accaduto in diversi casi quest’anno, sarà bocciato automaticamente, anche in presenza di buoni risultati nelle prove scritte, rimarcando ancora una volta la repressione del dissenso al centro di questo governo e di questa scuola”, dice Tommaso Martelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti.
Per Federica Corcione, dell’esecutivo nazionale dell’organizzazione, “il ministro si riempie la bocca di “educazione civica”, ma nella pratica spazi di discussione e partecipazione vengono repressi. Parlano di formare “cittadini”, ma poi trasformano la maturità in un interrogatorio. Noi studenti vogliamo una scuola che ci ascolti, una maturità che permetta davvero di esprimersi. Non una prova di obbedienza”.
Il primo è stato quello di uno studente di diciannove anni di Padova; poi c’è stato il caso di una studentessa di Belluno che si è lamentata con i docenti che non l’hanno mai voluta conoscere davvero. Successivamente è venuto il turno di un altro studente veneto, di Treviso, di uno studente di una scuola privata di Firenze e di una studentessa della provincia di Pesaro e Urbino demoralizzata da un sette in condotta.
Bocciare gli studenti che fanno scena muta all’orale della maturità? La linea dura del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara convince la maggior parte dei docenti, circa il 70%, che evidentemente non sono d’accordo con le ragioni o le modalità della protesta che ormai è diventata simbolo della maturità 2025.
Per capire meglio gli umori del mondo della scuola, La Tecnica della Scuola ha lanciato un sondaggio che ha coinvolto 1.101 persone: 716 docenti, 164 genitori, 53 studenti, 18 dirigenti.
I risultati parlano chiaro: l‘idea di Valditara di bocciare chi fa scena muta alla Maturità piace alla maggior parte degli “adulti”, che siano docenti, dirigenti o genitori. Gli studenti, invece, hanno qualche perplessità.
In particolare, il 70,5% dei docenti è favorevole alla bocciatura per chi boicotta l’orale della maturità, il 24,7% è contrario. Situazione simile anche per quanto riguarda i dirigenti scolastici: il 60,7% si dice d’accordo. Situazione analoga pure per quanto riguarda i genitori: sono per la ripetizione dell’anno il 65,9%.