Ancora proteste in tutta Italia, si prospetta un altro weekend di fuoco: oggi, venerdì 30 ottobre, è in programma uno sciopero nazionale indetto dall’Unione Sindacale di Base (USB), che coinvolge personale del settore pubblico e di quello privato, scuola compresa.
All’iniziativa si aggiunge quella promossa da USI-CIT, con la partecipazione di USI Educazione e USIS. Tornano in piazza anche gli studenti, nelle principali città italiane.
Il Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea ha detto la sua giorni fa: “saremo in piazza anche con la proposta 1% Equo: tassare i grandi patrimoni per redistribuire la ricchezza e finanziare la sanità e la scuola pubbliche, il diritto alla casa e i servizi per tutte e tutti. Mentre il costo della vita aumenta e salari e pensioni perdono potere d’acquisto, il governo Meloni continua a puntare sul riarmo sottraendo risorse allo Stato sociale. Noi sosteniamo una scelta opposta: mettere la ricchezza al servizio della collettività, garantire i diritti sociali e far pagare di più a chi possiede di più”.
Insieme a ADL, Clap e Sial, docenti ed ATA sciopereranno e manifesteranno con i COBAS Scuola con i seguenti obiettivi specifici: aumento di 300 euro netti mensili per docenti ed ATA nella terza tranche salariale di contratto (che deve scattare il 1 gennaio 2027) come recupero parziale di quanto perso per l’inflazione nell’ultimo decennio e per gli enormi aumenti energetici degli ultimi mesi;
Sono previste manifestazioni da Roma a Milano, da Bologna a Torino, da Firenze a Napoli e Palermo. Secondo l’USB, occorre “unire le proteste” e costruire una mobilitazione generale, per chiedere il controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni e una spesa pubblica orientata ai servizi sociali e non alle armi. Hanno risposto alla chiamata universitari, liceali, agricoltori, autotrasportatori, movimenti per la casa e centri sociali. L’attenzione sull’ordine pubblico è massima dopo le proteste degenerate in disordini il 17 ottobre scorso: accanto ai servizi di controllo del territorio e al dialogo con gli organizzatori sarà monitorato anche il mondo virtuale, per intercettare eventuali gruppi di violenti.
E fa tre settimane si replica: venerdì 20 novembre lo sciopero generale è stato indetto dalla Cgil, nella giornata di mobilitazione europea delle studentesse e degli studenti.
Tra le motivazioni della protesta, hanno spiegato gli organizzatori, c’è la volontà di rimettere al centro il lavoro, i diritti e la giustizia sociale. Aderirà anche la FLC CGIL: l’astensione per l’intera giornata riguarda il personale del comparto e dell’Area dirigenziale Istruzione e Ricerca, degli atenei e i docenti universitari, tutto il personale della formazione professionale e delle scuole non statali. La FLC CGIL rappresenta le professionalità di scuola, università, ricerca, AFAM, formazione professionale ed educazione degli adulti.
Tra le motivazioni indicate dalla FLC CGIL c’è la richiesta di inserire in legge di Bilancio le risorse per salari adeguati al costo della vita, con i rinnovi contrattuali a partire dal triennio 2028-2030, e di costituire un fondo perequativo per le retribuzioni dei settori della conoscenza rispetto al resto della PA.