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04.11.2026

Scuola e manovra economica: il prezzo dei tagli pagato dalle periferie e dai ragazzi a rischio

Domodossola - Sala storica della Resistenza

Il disegno di legge di Bilancio 2027, introducendo per l’anno scolastico 2027/2028 un taglio lineare di 6.974 posti, ripartiti tra 4.925 docenti e 2.049 unità di personale ATA, ha riacceso un dibattito animato sul futuro dell’istruzione pubblica in Italia.

 I tagli previsti, in questa manovra economica, sommati alla riduzione della finanziaria del 2025, porta la perdita complessiva del sistema a circa 15.000 posti nell’arco di un triennio con una ricaduta sproporzionata sul processo formativo degli studenti più vulnerabili, aumentando i divari sociali e indebolendo i percorsi d’inclusione.

Ricadute dirette sul mondo della scuola

La scelta del Governo ricade in modo incontrovertibile sui bisogni strutturali delle scuole e solleva forti criticità sul piano dell’inclusione e del diritto allo studio dei soggetti più fragili e dei soggetti disabili incidendo direttamente sulla quotidianità didattica nella misura in cui:

  • La riduzione dell’organico dei docenti riduce, se non elimina del tutto lo spazio per le attività di potenziamento, i corsi di recupero, i progetti d’istituto e la gestione delle ore di compresenza didattica volti a promuovere e garantire il diritto allo studio di tutti e di ciascuno;
  • La riduzione del personale ATA riduce non solo la vigilanza attiva negli spazi scolastici, ma soffoca in modo diretto l’efficienza tecnica delle segreterie.

Diritto allo studio

Le riduzioni di organico, introdotte dalle manovre finanziarie, colpiscono in modo asimmetrico e sproporzionato le aree geografiche svantaggiate, le periferie urbane e i territori caratterizzati da elevati tassi di povertà educativa e dispersione scolastica impedendo la realizzazione del mandato costituzionale previsto dall’articolo 3 comma 2 della Costituzione.

La riduzione dei docenti e del personale ATA, nelle scuole operanti nelle zone periferiche e disagiate, non rappresenta una semplice variazione contabile, ma una minaccia diretta alle “condizioni di esercizio del diritto allo studio” previsto dall’art. 34 della Costituzione, esercitata attraverso la sottrazione delle attività di recupero, la riduzione della didattica personalizzata e per ultimo, ma non ultimo, la sottrazione della vigilanza attiva e la funzionalità tecnica.

Sottrazione delle attività di recupero

Il taglio strutturale dell’organico dell’autonomia si traduce concretamente nell‘impossibilità pratica di organizzare classi a tempo prolungato, laboratori pomeridiani di recupero o percorsi di alfabetizzazione per studenti stranieri, con la conseguenza che in assenza di queste misure, la scuola rinuncia alla sua funzione compensativa, abbandonando gli alunni più fragili a un destino di emarginazione precoce.

Riduzione delle didattica personalizzata

Nelle aree periferiche e ad alto rischio di abbandono, il monitoraggio costante dell’alunno e l’azione didattica personalizzata rappresentano le uniche armi efficaci contro la dispersione, per cui  sottrarre risorse umane, costringe le istituzioni scolastiche a eliminare gli interventi destinati alle attività di supporto alle classi sociali più deboli, riducendo se non sottraendo lo spazio necessario per la cura dei bisogni educativi speciali.

Sottrazione della vigilanza attiva e funzionalità tecnica

La contrazione del personale ATA se da un lato svuota i corridoi e compromette la funzionalità tecnica e organizzativa dei plessi, specialmente quelli isolati o dislocati in territori complessi, il soffocare l’efficienza delle segreterie scolastiche comporta un indebolimento della scuola come presidio di legalità e sicurezza, lasciando che le istituzioni formative arretrino proprio dove la loro presenza sociale è più urgente.

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