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Scuole pericolose, ad Arezzo crolla il controsoffitto di un’aula: studente ferito. I miliardi del Pnrr vanno usati al più presto, ma forse non basteranno

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Lo stato edilizio delle scuole italiane non è dei migliori: oltre la metà degli edifici ha infatti almeno mezzo secolo. E malgrado i miliardi del Pnrr, che si aggiungono ad altri approvati negli ultimi anni dai vari governi italiani (congelati per via della burocrazia), gli interventi di manutenzione ancora non sono ancora entrati nel vivo. Si continua a viaggiare alla media di due crolli al mese, l’anno scorso anche tre. Fortunatamente quasi sempre senza effetti su alunni, docenti e personale scolastico.

Il crollo e il terribile precedente di 15 anni fa

Anche ad Arezzo, dove il 4 aprile una porzione di controsoffitto è crollata all’improvviso in un’aula della scuola media Margaritone, in via Tricca, le conseguenze non sono state tragiche.

Al momento della caduta del controsoffitto, gli alunni, di 13 e i 14 anni, erano presenti nell’aula e solo uno di loro è stato colpito rimanendo leggermente ferito.

“Il ragazzo – scrive l’Ansa – è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale San Donato per le cure del caso. Per le verifiche sulla struttura sono giunti i vigili del fuoco del vicino comando provinciale di Arezzo. L’aula è stata posta sotto sequestro e sono tuttora in corso delle indagini”.

Il fatto, il crollo del controsoffitto di un aula ad Arezzo, ha fatto tornare alla mente la terribile morte del giovane Vito Scafidi: era il 22 novembre del 2008 quado Vito perse la vita a Rivoli, in provincia di Torino, perché vennero già improvvisamente dal controsoffitto dei pesanti tubi di ghisa dimenticati lì da decenni.

La tangibile speranza

È tangibile la speranza che i diversi miliardi in arrivo dal Pnrr, destinati agli enti locali per effettuare la manutenzione degli edifici scolastici, possano ridurre i casi di crolli e cedimenti di strutture scolastiche, anche se da un’analisi dei mesi scorsi risultava minimale, circa pari al 5%, la quantità di plessi scolastici che avrebbero beneficiato dei finanziamenti europei.

Tuttavia, l’errore sarebbe pensare che poco più di 200 scuole innovative a fronte di oltre 40mila plessi scolastici in buona parte bisognosi di manutenzione o di verifiche, possano essere la soluzione al problema.

La direzione da prendere

Quasi due anni fa, i responsabili dei ds di alcuni sindacati hanno chiesto di intervenire all’allora ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi,: nel corso nell’incontro “Una giusta direzione“, Paola Serafin, segretaria nazionale Cisl Scuola, disse che “il decreto legislativo 81/2008 prevede che il datore di lavoro abbia autonomi poteri decisionali e di spesa”, tuttavia “il dirigente non ha questi poteri in relazione agli aspetti strutturali dell’edifico scolastico: non dispone di un ufficio tecnico, non ha fondi per istituirlo, spesso non possiede nemmeno la documentazione relativa all’edificio, perché gli enti proprietari non la forniscono”.

Da allora, purtroppo, non è cambiato nulla, se non che sono passati altri 20 e più mesi e gli edifici sono diventati ancora più vecchi e (i tanti che attendono interventi) probabilmente sempre più vulnerabili.