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15.09.2025

Stop cellulare in classe? Gli studenti che non s’arrendono: un modo per usarlo lo troveremo e c’è sempre il tablet, parte la petizione anti-ordinanza

Lo stop all’uso del cellulare in orario scolastico è la nostra ennesima disposizione per “ripristinare il senso della regola: in una società ci sono diritti e doveri e bisogna porre dei limiti al nostro io, alla tendenza a non considerarci parte di una comunità”. Parlando il 15 settembre a Cofee Break, su La 7, lo ha detto Giuseppe Valditara, numero uno del dicastero bianco dell’Istruzione, ricordando che “tutti gli studi hanno mostrato che l’abuso del cellulare ha un impatto negativo su memoria, fantasia, capacità di concentrazione. Ed ha un impatto negativo anche sugli apprendimenti, compresa la matematica. Quindi perchè usare uno strumento dannoso e che determina un apprendimento peggiore? Cinque ore di disintossicazione penso facciano bene“.

Ma quale impatto ha avuto la novità nelle scuole, soprattutto alle superiori, dove gli studenti hanno un rapporto con lo smartphone particolarmente stretto?

A colloquio con “La Tecnica della Scuola”, alcuni studenti catanesi hanno condiviso la misura ministeriale. “Sicuramente c’è un clima differente rispetto agli anni passati”, ha detto Sofia Di Stefano, studentessa del “Cutelli e Salanitro”. “Senza telefonino siamo portati a una socializzazione maggiore, durante la ricreazione o al cambio dell’ora”.

“Con il telefonino in mano sarebbe stato molto più difficile”, ha ammesso la studentessa. “È scientificamente provato che l’utilizzo dei telefoni comporta tantissimi problemi. In questo modo, invece, è stato molto più semplice dialogare tra di noi. Per questo, personalmente, penso che sia stata una scelta molto positiva”.

C’è anche chi ha avanzato qualche dubbio sulle nuove regole. Secondo Antonio Rizzo quella del Mim “è una misura utile, ma personalmente non capisco perché vietare il telefono anche durante la ricreazione”.

Anche alcuni studenti di Milano mostrano qualche dubbio: il telefono cellulare, ha detto all’Ansa uno studente dell’istituto ‘Marie Curie – Piero Sraffa’ in zona San Siro, “lo usavamo anche per attività didattiche. Forse era meglio soltanto sensibilizzarci a non usarlo durante le ore di lezione“.

Sempre a Milano c’è chi dice che tutto sommato “in classe è cambiato poco: certo, se non ci fosse stata la circolare, sicuramente alla fine dell’ora lo avremmo usato”.    

Un altro studente ammette: lo smartphone “se vuoi continuarlo ad usare un modo lo trovi comunque“. A costo di incorrere, aggiungiamo noi, nelle sanzioni crescenti approvate dalle scuole nei giorni scorsi.

Poi, ci sono i ragazzi del tutto contrari. “Ci parlano di innovazione tecnologica e poi ci dicono di spegnere i cellulari, sinceramente non capisco molto questa nuova regola”, ha detto Giulia (nome di fantasia, ndr), sempre all’Ansa, al terzo anno del liceo classico Rinaldini di Ancona.

“Mi sembra assurdo – incalza Elena (nome di fantasia, ndr), appena uscita dal liceo Savoia – che non possa usarlo durante le pause”.

A Terni, sempre interpellata dall’agenzia di stampa nazionale, una studentessa di un istituto tecnico non si nasconde: “Sinceramente? A me pare che le nuove norme, se uno vuole rischiare, siano facilmente aggirabili. Fra secondi telefoni, tablet in dotazione per le attività di classe”.

La possibilità di utilizzare i tablet per collegarsi a web e social media era stata posta, in effetti, dalla “Tecnica della Scuola” alcuni giorni fa.

Su quegli stessi tablet ‘didattici’, che magari i primi anni di scuola vengono controllati più attentamente dai docenti, è comunque possibile installare app, navigare e così via – ha detto la studentessa umbra -: no, per ora non ho visto una scuola ‘impermeabile’ all’uso di Internet”.

Maggiore attenzione ai controlli l’ha invece riscontrata uno studente di un altro istituto professionale ternano. “Un mio compagno di classe – ha detto – è stato ripreso dall’insegnante, anche più di una volta, perché usava il telefono in classe. Con questa novità a cui ci si deve abituare, ancora non ho notato particolare severità. Ma dalla nota si può arrivare alla sospensione nel giro di poco”.

Intanto, c’è chi si organizza con una raccolta firme, rigorosamente digitale, per far tornare i telefoni tra i banchi. “Questa legge risulta non solo inefficace, ma contribuisce ad aumentare l’ansia tra gli studenti”, è il parere di chi ha promosso la petizione su Change.org per chiedere l’abrogazione della normativa.

Nella petizione si sostiene che “in un’era in cui la tecnologia è parte integrante della nostra vita quotidiana, è importante insegnare agli studenti un uso consapevole e responsabile, piuttosto che impedirglielo”: altrimenti, il divieto in sé produrrà solo problemi di salute mentale agli alunni privati dei telefoni nelle ore di lezioni.

Invece, si legge ancora, è l’utilizzo corretto dei dispositivi che dovrebbe essere messo “al centro dell’educazione moderna”.

La petizione non dovrebbe dispiacere ad una parte degli insegnanti: una studentessa su X, sostiene che i professori nella sua scuola si dicono contrari al divieto degli smartphone in classe per il 75% (anche se i sondaggi nazionali dicono il contrario).

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