Breaking News
18.09.2025

Studente suicida, Galiano: “Il docente non ha poteri speciali. A volte si minimizza quando si è sopraffatti dalla burocrazia”

Dopo il caso del quattordicenne della provincia di Latina suicida a causa degli atti di bullismo che subiva dai compagni ci si sta interrogando: ma cosa devono fare nel concreto i docenti che si accorgono di qualcosa del genere?

A rispondere è un insegnante, lo scrittore Enrico Galiano, con un articolo pubblicato su Il Quotidiano Nazionale: “Un insegnante, quando capisce che un suo studente sta male, non ha poteri speciali: non è uno psicologo, non è un medico, e non può risolvere tutto da solo. Ma può fare la cosa più semplice e più rivoluzionaria: esserci. Accorgersi, guardare, ascoltare. Il primo passo è sempre quello: non far sentire invisibile chi soffre.

Cosa fare in caso di bullismo?

Davanti a un ragazzo fragile o a un caso di bullismo, il professore ha il dovere di segnalare, coinvolgere la famiglia, i colleghi, la dirigenza, i servizi se serve. Ma soprattutto può cercare di aprire un canale di fiducia con lo studente, fargli capire che non è solo. A volte basta uno sguardo, una frase: ‘Io ci sono’.

Purtroppo sì, gli allarmi possono essere sottovalutati. Succede quando si minimizza (“sono cose da ragazzi”), quando si ha paura di affrontare conflitti, o semplicemente quando si è sopraffatti dalla burocrazia. Ed è così che certe situazioni si trascinano per anni.

Il supporto psicologico a scuola c’è, ma è spesso insufficiente: ore limitate, personale precario. Dovrebbe essere una presenza stabile, parte integrante della vita scolastica, non un servizio di emergenza. In fondo, però, la cosa più potente resta quella che ogni insegnante può fare subito: guardare i ragazzi non come numeri o voti, ma come persone. Perché a volte, dietro un ‘sta male’, c’è solo la richiesta disperata di essere visti”, ha concluso.

La dirigente scolastica nega le denunce

Il fratello della vittima, comunque, ha spiegato: “Siamo stati ascoltati per capire più nel dettaglio cosa sta succedendo, oltre alla tragica decisione e all’evento scatenante legato ad episodi di bullismo rispetto ai quali non è mai partito l’iter per proteggerlo”.

Poi, sulle parole della preside dell’istituto, che ha affermato che la scuola non ha mai ricevuto denunce da parte dei genitori dice: “Può essere che la preside non ne sappia nulla perché quella dove andava Paolo era una sede distaccata. Ma ci sono decine di chat e infinite discussioni in gruppi scolastici che dimostrano tutto, oltre a quaderni con note messe e firmate da insegnanti rispetto a chiare vessazioni”.

La madre del ragazzo, a Il Corriere della Sera, insiste: “Andava bene a scuola, ma l’ambiente non era bello: troppa gentaglia. Insegnanti non capaci, compagni che lo bullizzavano. M diceva che ogni volta che subiva un episodio i professori non placavano gli animi, non lo difendevano, urlavano come se fosse mio figlio dalla parte sbagliata. Mio figlio era maturo, aveva un lessico particolare, pacato ed educato. Cosa c’è di strano in questo?”.

“Stava sempre per conto suo, non si avvicinava perché ormai conosceva quelli che lo infastidivano. Loro gli prendevano lo zaino, gli davano i pugni sulla spalla e da lì partivano le baraonde. La vicepreside veniva in classe, minacciava la sospensione e basta”, ha concluso.

Partite le ispezioni nella scuola

Nel frattempo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha dato alcune anticipazioni nelle scuole in cui il giovane sarebbe stato bullizzato: “Sto seguendo costantemente, con grande attenzione, il drammatico caso di Paolo, il ragazzo quattordicenne che si è tolto la vita a causa di ripetuti episodi di bullismo ai suoi danni. Ritengo doverosa una forte trasparenza per rendere edotta la collettività circa l’esito delle ispezioni ministeriali in corso”.

“Pubblico qui l’ultimo resoconto degli uffici preposti: ‘I due ispettori incaricati stanno facendo le audizioni di numerosi soggetti interni alla scuola e dei genitori. Inoltre, è in corso l’indagine penale per istigazione al suicidio e quindi questo non permette di avere accesso a tutte le fonti perché alcune sono anche secretate dall’indagine. La nostra ispezione si deve necessariamente collegare anche agli esiti dell’indagine penale’. L’impegno costante contro il bullismo è il pilastro per radicare la cultura del rispetto”, ha concluso.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate