I 7.000 posti che la scuola perderà, di cui quasi 5.000 docenti dell’organico di potenziamento e oltre 2.000 Ata, come indicato nel ddl di Bilancio di fine 2026 approvato dal Governo stanno facendo discutere: l’operazione dovrebbe far risparmiare allo Stato circa 252 milioni di euro l’anno a partire dal 2028.
Anche per protestare contro i tagli, con un appello pubblicato sui social il coordinatore nazionale della Federazione Gilda Unams Vito Carlo Castellana ha annunciato lo sciopero del 20 novembre.
“Cari colleghi, la nostra organizzazione sindacale ha deciso di scioperare il giorno 20 con motivazioni non partitiche ma legate esclusivamente alla Scuola e a tutto quello che è accaduto negli ultimi venti anni, con questo governo ma anche con i precedenti. Da anni si dice che non ci sono soldi ma poi le priorità sono sempre altre e della Scuola ci si dimentica. Noi sciopereremo non solo per i 7mila tagli previsti dalla legge di Bilancio di quest’anno ma anche per i 7mila tagli di quello prima, per la questione della Carta Docente, per il recupero del 2013, per gli esami di maturità, per la questione dei Tecnici e dei Professionali.
Scioperiamo per la confusione che vige ormai nelle scuole, per le segreterie oberate dalla burocrazia e perché i nostri edifici non sono in sicurezza, non si è fatto abbastanza con i fondi PNRR per l’edilizia scolastica. Scioperiamo perché siamo stanchi di essere insultati e di prendere botte da famiglie e da studenti, vogliamo andare sicuri a lavorare. Scioperiamo perché i nostri stipendi sono da fame, come anche quelli del personale ATA, come si pensa che una persona possa andare avanti con questi miseri compensi?
Scioperiamo perché non c’è un reclutamento stabile nel tempo, il precariato è considerato un bancomat. Scioperiamo perché ci siamo stufati di una scuola progettificio, vogliamo una Scuola dove al centro di tutto ci sia la didattica e lo studente, perché vogliamo essere insegnanti e non fare tutt’altro. Non possiamo essere psicologi e assistenti sociali. Scioperiamo perché vogliamo che la Scuola sia al centro dell’agenda politica e chiediamo da subito risorse per i nostri stipendi, scuole in sicurezza, sburocratizzazione e l’avvio della risoluzione del precariato. Dobbiamo pensare solo ad una Scuola di qualità e che abbia le risorse adeguate a costruire il futuro di questo Paese”.
Ieri, 3 novembre, una dichiarazione del vicepremier e ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini ha scatenato la polemica: il leader della Lega, partito del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, si è smarcato dicendo di non sapere nulla dei tagli.
E Valditara? A quanto pare anche il ministro sarebbe rimasto sorpreso. Da fonti del Carroccio, riferisce l’Ansa, è stato riportato che “tecnici e parlamentari della Lega sono al lavoro per individuare le risorse necessarie a evitare i tagli ipotizzati agli organici del mondo della scuola”.
Anche il primo partito di Governo, Fratelli d’Italia, si è mosso: mercoledì 4 novembre, i vertici di FdI hanno messo in agenda un incontro via della Scrofa con la Cisl, proprio per confrontarsi sulla manovra e anche sugli interventi previsti dalla Manovra di fine anno.
Durissimo il primo commento della Gilda degli Insegnanti: “La bozza della legge di Bilancio che in questi giorni sta circolando, è una beffa, l’ennesima, ai danni della Scuola e dell’Istruzione”, queste le parole del coordinatore nazionale della Federazione Gilda Unams Vito Carlo Castellana, in un video pubblicato sui social.
“Ancora una volta è previsto zero per la Scuola, un fatto gravissimo. A parole il governo vuole valorizzare docenti e ATA, si parla di investimenti per la difesa dalle aggressioni e altro, ma poi a queste parole non seguono atti politici. In questa legge di Bilancio sono previsti quasi 7mila tagli, l’alibi è la denatalità ma era proprio questa l’occasione per tornare a classi con dimensioni umane. Nessun taglio invece è previsto per le scuole paritarie; di fatto, la Scuola pubblica è uno strumento per raggranellare risorse. Di contro, abbiamo un investimento di 1 miliardo e duecento milioni circa, per innalzare da 50 a 55mila euro l’aliquota Irpef del 33%, risultato risibile che non porta quasi nulla a chi ne beneficerà. Inoltre, metà delle spese della legge di Bilancio sarà investito in spese militari. Ma piuttosto, armiamo le menti e disarmiamo i cannoni”.
Con un appello poi rivolto al governo, Castellana invita ad un cambiamento: “Ci deve essere subito un cambio di rotta, questa legge di Bilancio va stravolta con gli emendamenti e con risorse immediate, altrimenti sarà inevitabile una mobilitazione per tutto il personale della scuola. La Federazione Gilda Unams, inizierà già a farlo, con un imminente incontro di tutti i coordinatori provinciali. Intanto, il 6 novembre, nella giornata nazionale dedicata alle RSU, sarà un momento di mobilitazione nazionale di tutte le RSU della FGU, per pensare ad iniziative di protesta”.
In questo scenario, mentre la Legge di Bilancio deve ancora completare il proprio iter parlamentare e il testo potrà essere modificato attraverso gli emendamenti, La Tecnica della Scuola vuole dare spazio direttamente alla voce di docenti e personale scolastico.