Quanti docenti con il “fuoco” dell’insegnamento rimangono senza cattedra e quante persone invece insegnano considerando quello dell’insegnante un lavoro di ripiego? Questa è la domanda che si è fatta Angelica Lo Porto, una docente precaria, 28enne, di Livorno, per cui il mestiere dell’insegnante è il proprio posto nel mondo.
L’insegnante “che non insegna”, così si era definita scrivendo una lettera indirizzata al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ha criticato, ai microfoni della Tecnica della Scuola, il sistema di reclutamento:
“Il sistema attuale presenta molte distorsioni: molti conseguono la specializzazione sul sostegno solo per ottenere il ruolo, per poi trasferirsi sulla propria materia trascorsi i cinque anni obbligatori. Anche le procedure concorsuali e le valutazioni durante l’anno di prova risultano spesso arbitrarie e discutibili. Due anni fa ho sostenuto il concorso ordinario superando lo scritto con un punteggio di 82 su 100, ma quell’anno la soglia di accesso all’orale fu elevata a 84 a causa del numero ridotto di posti disponibili. L’anno successivo il criterio è tornato alla soglia fissa di 70 su 100. Cambiamenti continui di regole a distanza di pochi mesi trasformano i concorsi in una questione di fortuna anziché di merito”.
“Fin da giovanissima ho maturato un forte desiderio di cambiare il sistema scolastico, al punto da dichiarare a quindici anni di voler diventare Ministro dell’Istruzione. L’insegnante svolge un ruolo determinante nella vita degli studenti e l’interruzione della continuità didattica spezza legami umani e di fiducia fondamentali. La scuola deve rappresentare la priorità assoluta e non un secondo lavoro da affiancare a un’altra attività principale o da cercare soltanto per la sicurezza del ‘posto fisso’. Lavorare sulle menti di ragazzi giovani e vulnerabili comporta una responsabilità altissima. Nessun medico direbbe mai ‘io nel tempo libero vado a operare le persone‘”.
Sono questi, quindi, i veri problemi della scuola di cui si dovrebbe occupare? Sì, secondo la docente: “Le priorità della scuola italiana dovrebbero concentrarsi sui problemi strutturali del reclutamento. Nonostante sia attualmente disoccupata e abbia rifiutato in passato contratti a tempo indeterminato in altri ambiti per via della mia vocazione, continuerò a cercare di insegnare per tutta la vita”.
“Il sistema attuale innesca una ‘guerra tra poveri’, spingendo gli aspiranti docenti a trasferirsi lontano da casa con costi economici e personali elevatissimi solo per accumulare punteggio. Per ragioni personali e di salute non posso permettermi di trasferirmi da Livorno all’Isola d’Elba, e questo vincolo logistico mi penalizza ulteriormente. I ragazzi e i loro bisogni dovrebbero essere posti al centro del sistema educativo, ma attualmente così non è”, ha concluso amaramente.