La Carta Docente continua a restare inaccessibile. Al 23 gennaio 2026, il bonus risulta ancora bloccato: l’ultima erogazione risale infatti al 31 agosto 2025 e, per la prima volta, non c’è stata la consueta riattivazione a inizio anno scolastico. Il nodo principale resta l’atteso decreto interministeriale, che dovrebbe arrivare entro il 30 gennaio e che potrebbe sbloccare l’accredito nel mese di febbraio.
Non solo ritardi: a preoccupare è anche l’incertezza sull’importo. Il valore storico di 500 euro non è più una certezza e potrebbe subire una riduzione.
A spiegare le ragioni dello stallo è Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, intervenuto su Radio24 durante la trasmissione Due di denari. Secondo Castellana, il Ministero non avrebbe ancora trovato un equilibrio dopo l’ampliamento dei beneficiari. La Carta Docente, introdotta nel 2016 con la riforma della Buona Scuola, era inizialmente riservata ai docenti di ruolo. Negli anni successivi, però, grazie ai ricorsi del personale precario – migliaia quelli accolti – la misura è stata estesa a una platea molto più ampia, senza un adeguato incremento delle risorse.
Le pressioni dei sindacati, in particolare della Gilda, hanno portato alla riapertura della piattaforma, ma il problema resta. Con un numero crescente di aventi diritto e fondi rimasti invariati, il rischio concreto è quello di un taglio dell’importo individuale. Secondo le stime fornite da Castellana, la riduzione potrebbe aggirarsi intorno al 25%.
C’è poi un altro elemento spesso trascurato: in quasi dieci anni il bonus non è mai stato rivalutato. L’inflazione ha eroso il suo valore reale, tanto che oggi i 500 euro iniziali equivarrebbero, di fatto, a 600–700 euro. Un divario che pesa soprattutto considerando che molti docenti utilizzano la Carta per acquistare materiale didattico di base.
Per questo Castellana parla di una mancanza strutturale di investimenti nella scuola e lancia una proposta alternativa: se il Governo non è in grado di garantire pienamente la misura, dovrebbe almeno rendere deducibili le spese professionali sostenute dagli insegnanti o fornire strumenti digitali in comodato d’uso, come un computer per ogni docente.
Gli ultimi chiarimenti ufficiali risalgono al 29 ottobre, quando la sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha escluso ritardi tecnici, spiegando che l’allargamento della platea rende necessaria una diversa tempistica. La Carta, ha precisato, può essere assegnata solo dopo aver individuato tutti i supplenti con contratto fino al termine delle attività didattiche, operazione che avviene normalmente a partire da gennaio.
Nel frattempo, il Decreto Scuola è diventato legge: il decreto 9 settembre 2025, n. 127, approvato definitivamente il 28 ottobre, contiene anche le nuove disposizioni sulla Carta Docente.
Le modifiche introdotte sono rilevanti: