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17.11.2025

Che Tempo Che Fa, Littizzetto e la letterina a Valditara: “Non ti fidi dei docenti? Chiediamo il consenso per ogni materia?”

Redazione

Nella puntata di ieri, 16 novembre, di Che Tempo Che Fa, programma condotto da Fabio Fazio sul Nove, la comica Luciana Littizzetto ha letto la consueta letterina, che ogni puntata dedica a qualcuno per commentare un fatto di attualità, al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

Letterina di Littizzetto a Valditara, la satira

Eccone il testo: “Illustrissimo, egregissimo, eminentissimo, altissimo, purissimo Giuseppe Valditara, emerito ministro del merito, l’altro giorno alla Camera hai preso fuoco come quei cespugli d’estate che di colpo vanno in autocombustione. Che dagli urli hai risfondato il tetto di cristallo che aveva già sfondato Meloni. Sai chi mi sembravi? Tina Cipollari quando litiga con Gemma. Mancava che dicessi Maria io esco e infatti poi sei uscito. Hai sbraitato così tanto che ora ti chiamano Valditarzan. Hai detto che nessuno vuole impedire l’educazione sessuale a scuola. Ah no? Però alle elementari non c’è più, c’è alle medie e alle superiori, ma servirà il consenso informato dei genitori. Ma come mai? Scusami eh, Val di Tarantella, non ti fidi della scuola? Non ti fidi dei professori? O ti fidi troppo dei genitori? Il che porta una seconda domanda: ma li conosci i genitori?”.

“Un ragazzino può chattare con un coetaneo coreano mentre vende scarpe online in criptovalute e tu parli di consenso dei genitori. Non bastano il registro elettronico, le notifiche, le chat su WhatsApp. A questo punto facciamo direttamente entrare a scuola i genitori al posto dei bidelli. Ma allora, se ragioniamo così, il consenso dobbiamo chiederlo per tutte le materie. Metti che il prof di geografia fa lezione sulla forma della Terra e ci sono dei genitori terrapiattisti che non danno il consenso. Cosa fa l’alunno? Salta la lezione. E se la prof di storia ha dei genitori in classe neoborbonici? Il risorgimento lo elimina perché a loro stanno ancora sul c*lo i Savoia? E se un genitore dice sì e l’altro no? L’allievo fa solo mezz’ora di lezione? Caro Valditarallo e cara Roccella Bella, la scuola non è una succursale della famiglia. È il posto dove impari che la famiglia non basta a spiegarti il mondo. E se vogliamo prevenire la violenza, forse dobbiamo cominciare proprio da lì. Dal corpo, dal sesso, dal rispetto e dal consenso. Non dal consenso dei genitori, ma dal consenso di chi il corpo lo abita e che a quell’età non è per nulla informato. Chi sono i protagonisti della scuola? I genitori o i ragazzi? Stiamo parlando di preadolescenti e adolescenti con gli ormoni che fanno il riscaldamento a bordo campo”.

“Ma ti ricordi, Valdi, come si era a quell’età? Pasticciati, in continuo divenire. Se sei donna ti spunta il seno, ti arriva il ciclo. Se sei maschio ti cambia la voce, ti tappezzi di peli, ti svegli la mattina con qualcosa che guizza nei boxer. Capisci che è la trama di un film horror?Lasciamo che siano preside e insegnanti, persone che vivono la scuola tutti i santissimi giorni, a scegliere chi è più adatto a parlarne. Trattiamoli per quello che sono i professori, intellettuali, capaci di porsi davanti e accanto ai ragazzi, non solo insegnando le guerre puniche, ma anche come si ama e come ci si rispetta. Di cosa abbiamo paura, Voldemort? L’ignoranza è pericolosa, il sapere invece ti aiuta a discernere. L’educazione sessuale e affettiva è l’unico modo per cercare di cambiare questa rotta sbilenca che ci portiamo dietro da secoli, per non trovarci l’ennesima persona dietro le sbarre e l’ennesima vittima a terra. Insegnare il rispetto per il proprio corpo e quello degli altri serve anche a combattere il bullismo e a cancellare il marchio del diverso, a evitare gravidanze precoci, a conoscere come proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili. Bisogna che se ne parli ai ragazzi: si fa sesso molto presto, non si usa il profilattico, c’è un’invasione di clamidia, gonorrea, sifilide, papilloma virus e pure AIDS. L’educazione sessuale della scuola serve proprio a questo, a parlarne, a chiedere quello che non si sa e andare avanti. In un paese civile l’educazione di qualsiasi genere non deve far paura a nessuno. Più sai e più sei libero. Volevo chiudere con questa immagine. Sono Meloni e Elly Schlein. Si sono strette la mano dopo l’accordo sul libero consenso. Un emendamento bipartisan approvato all’unanimità dalla Commissione Giustizia per cui senza consenso è violenza. Punto. Fare dei passi insieme in nome della lotta alla violenza si può fare. Questo è il momento giusto. Chiedi anche a Meloni. Ti assicuro che ti darà il suo consenso. Informatissimo”.

Consenso informato, bagarre alla Camera: Valditara sbotta e poi si scusa

Il riferimento di Littizzetto è alla bagarre che c’è stata giorni fa alla Camera dopo le sue urla in merito al ddl sul consenso informato, che hanno provocato malcontento nell’opposizione.

Valditara ha affermato, ad alta voce: “È stato detto che con questo disegno di legge impediremmo l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, di informare i nostri giovani sui rischi delle malattia sessualmente trasmesse, è falso. È stato sfruttato un tema così delicato come quello dei femminicidi, sono indignato che abbiate detto che questa legge impedisca la lotta contro i femminicidi, vergognatevi, tutto questo non c’è in questa legge”.

Da qui la bagarre, con molti parlamentari che si sono alzati in piedi e la presidente di turno Anna Ascani che li ha richiamati più volte al silenzio. Valditara ha rivendicato “l’educazione alle relazioni, al rispetto e all’empatia, la vera affettività, il contrasto alla violenza di genere” svolta a scuola proprio per volontà del governo, scatenando urla e proteste.

Nel frattempo l’11 novembre la Lega alla Camera ha depositato un emendamento sull’educazione alla sessualità a scuola, parzialmente correttivo rispetto al testo approvato in commissione. Cade il “divieto” di fare attività di educazione sessuale con esterni nelle scuole medie, che vengono in tal modo equiparate alle superiori, dove si richiede per tali attività il consenso dei genitori che dovranno conoscere temi e materiale didattico.

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