Educazione sessuale a scuola: il tema è scottante, soprattutto oggi, nella Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne. A dire la sua è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una intervista a La Presse.
“Resto convinta che la famiglia sia e rimanga il luogo primario dell’educazione dei figli e che la scuola rappresenti un’alleata, così come le altre agenzie educative”, ha esordito. Poi la leader di FdI ha riflettuto su quanto adottato dal ministro Valditara: “Crediamo talmente tanto in questa alleanza e nel ruolo della scuola che il Mim ha introdotto l’educazione al rispetto, al rispetto dell’altro e della sua libertà, alle corrette relazioni, e ha attivato tanti altri progetti per sensibilizzare giovani e giovanissimi”.
Ecco poi la sua opinione sul Ddl consenso informato, attualmente alla Camera: “Se per educazione sessuale intendiamo il funzionamento del corpo umano, la biologia dell’uomo e della donna, l’informazione sulle malattie sessualmente trasmissibili, è già prevista nei programmi scolastici. Se invece intendiamo altro, come la diffusione delle teorie gender o altre iniziative che non hanno nulla a che fare con l’educazione ma solo con l’ideologia, la nuova legge sul consenso informato prevede che i genitori siano messi al corrente di ciò che viene insegnato ai figli”.
“A cosa si riduce l’alleanza famiglia-scuola se neghiamo questo? Ogni genitore ha il diritto di sapere e di essere consapevole di ciò che viene trasmesso ai propri figli – ha affermato la premier –. Accade per tutto ciò che avviene a scuola e in classe, ogni mamma o papà può testimoniarlo. Perché non dovrebbe valere anche per temi così delicati? Esprimere il consenso informato non limita in alcun modo il ruolo della scuola e non intacca la libertà di insegnamento, anzi. È l’esatto contrario”.
“Da madre, mi spaventa ciò che non conosco e non riesco a comprendere appieno. Noi siamo la prima generazione di genitori a crescere la prima generazione di figli interamente digitale, nata e cresciuta in un mondo del tutto diverso da quello in cui abbiamo vissuto noi, e le generazioni che ci hanno preceduto”, ha aggiunto la presidente del Consiglio parlando della sua esperienza da mamma. “Chi oggi ha figli piccoli o adolescenti si rapporta con uno scenario spesso indecifrabile, che da una parte offre strumenti eccezionali per liberare le energie e i talenti, ma dall’altro porta con sé rischi difficili perfino da immaginare. Dobbiamo avere il coraggio e l’umiltà di metterci in ascolto dei più giovani, che hanno molto da raccontarci se ci fermiamo a farlo”.
Di educazione sessuale, in particolare, se ne discute dal 15 ottobre, quando è stato approvato alla Camera l’emendamento al Ddl sul consenso informato che estende il divieto di poter parlare di tematiche sessuali (per le figure esterne alla scuola) – oltre che ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria – anche a quelli della scuola secondaria di primo grado.
Si è parlato quindi di divieto di educazione sessuale fino alle medie: il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha voluto però precisare: non è vero, ha detto, che non si può fare educazione sessuale a scuola; si potrà fare a livello di programmi, come previsto dalle Indicazioni Nazionali del Primo Ciclo e dalle nuove Linee Guida di Educazione Civica.
Poi, il 10 novembre, il dietro-front: la Lega ha depositato un emendamento sull’educazione alla sessualità a scuola, parzialmente correttivo rispetto al testo approvato in commissione; è caduto così il “divieto” di fare attività di educazione sessuale con esterni nelle scuole medie, che vengono in tal modo equiparate alle superiori, dove si richiede per tali attività il consenso dei genitori che dovranno conoscere temi e materiale didattico.
La Tecnica della Scuola ha voluto costruire un focus per fare chiarezza sull’argomento.
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