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Prima ora - le notizie dell’11 settembre

11.09.2026

Allerta caldo, scuola il 1° ottobre? Il 78% dei docenti è d’accordo: non si può più insegnare senza condizionatori – Esiti SONDAGGIO

Il caldo si fa sentire a fine e inizio anno scolastico ed è davvero troppo opprimente: purtroppo, non si tratta più di eventi straordinari ma di una vera e propria emergenza. Rispetto alla quale oltre il 95% degli istituti scolastici risultano impreparati. Per i docenti è arrivata l’ora di prendere provvedimenti: secondi i risultati di un sondaggio prodotto dalla testata specializzata “La Tecnica della Scuola”, tre insegnanti su cinque si dicono infatti a favore con la decisione di spostare in avanti il ritorno ordinario sui banchi. Come quella presa dal sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, il quale ha stabilito che, in caso di allerta rossa per il caldo, le scuole comunali restino chiuse o che si adottino modalità alternative come la didattica a distanza.

Gli insegnanti sembrano favorevoli anche a cambiamenti profondi del calendario scolastico: ben quattro su cinque vedono bene un possibile rientro a scuola il 1° ottobre (anziché a metà settembre), riducendo i 200 giorni di lezione obbligatori.

La soluzione potrebbero essere i condizionatori? Secondo gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.

I dati del sondaggio

A partecipare al sondaggio on line sono stati 400 docenti.

Alla domandaSei d’accordo con la decisione del sindaco di Palermo che prevede l’attivazione della Dad in caso di allerta rossa per il caldo?” hanno risposto “sì” 239 docenti (il 59,8%) e “no” 161 (il 40,3%).

Alla domanda “Rinvieresti l’inizio della scuola al 1° ottobre riducendo i 200 giorni di lezione obbligatori?” hanno risposto “sì” 313 docenti (il 78,3%) e “no” 87 docenti (il 21,8%).

Alla domanda “Nel tuo istituto sono presenti i condizionatori o sono stati previsti interventi per installarli?” hanno risposto “no” 373 docenti (il 93,3%) e 27 hanno detto “sì” (il 6,8%).

Nelle risposte aperte, i docenti hanno chiesto a gran voce l’installazione di condizionatori d’aria. In presenza di caldo, c’è anche chi chiede modifiche all’orario giornaliero delle lezioni: “Ridurre l’orario scolastico a solo le prime tre ore”, “Tempo scuola dalle 8,00 alle 12,00 dall’inizio e fino a tutto il mese di ottobre”, “Riduzione delle ore a 45 minuti”, sono alcune delle proposte degli insegnanti che hanno partecipato alla rilevazione telematica.

Condizionatori a scuola, bastano le risorse di Valditara?

A inizio settembre, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha avviato un percorso: “Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e personale scolastico. L’avevamo promesso, l’abbiamo fatto”, ha annunciato.

Questo basterà a risolvere la situazione? No, perchè servirà anche l’intervento degli Enti Locali: secondo un’analisi della Tecnica della Scuola, le risorse stanziate copriranno la spesa di circa 50 euro a classe. Mentre la spesa per i condizionatori è pari ad alcune migliaia di euro per aula.

Scuola il 1° ottobre, è possibile?

La risposta del ministro Giuseppe Valditara è arrivata comunque in seguito a vari appelli. Una docente di scuola superiore che lavora in Campania ha anche aperto una petizione su Change.org, poi diventata popolare, volta a smuovere l’opinione pubblica e chiedere di posticipare il rientro a scuola, se necessario, anche il 1° ottobre.

Si tratta di una soluzione paventata spesso anche da Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Ma c’è un problema: bisogna comunque garantire 200 giorni di lezione, come stabilisce la legge 9 agosto 1986 n. 467. E questo, secondo il ministro Giuseppe Valditara, rappresenta “un paletto invalicabile”.

Il sindacalista Anief ha quindi replicato ricordando che i giorni di scuola “possono essere ridotti con ordinanza dei sindaci per motivi eccezionali, ad esempio per tutelare la salute di studenti e personale scolastico se il dirigente scolastico non riesce ad assicurarla in base all’aggiornamento del DVR (il documento di valutazione dei rischi)”. Come è accaduto a Palermo.

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