Emergono novità sul caso del ragazzo suicida in provincia di Latina lo scorso settembre, a quanto pare a causa del bullismo subìto. Com’è noto, nella scuola sono stati inviati gli ispettori del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che hanno deciso poi di punire docenti e dirigente scolastica.
Come riporta Il Corriere della Sera, dalle 28 pagine che gli ispettori hanno inviato all’Ufficio scolastico del Lazio non sembrano emergere criticità particolari. Nelle 28 pagine, non si parla di scontri fisici in classe, niente bullismo, ma solo dinamiche forse un po’ esasperate ma nel complesso “gestibili”, dichiara una docente.
Su cosa possa aver intaccato l’equilibrio di Paolo, che per quattro volte era andato a colloquio con la psicologa, resta un enorme punto interrogativo.
Pesante il commento del sindacato Dirigentiscuola, che parla di vere e proprie calunnie a danno di una scuola che ha perso ben 70 iscritti da settembre scorso. “Ma a questo punto qual è la colpa della Dirigente scolastica? Siamo sinceri: non si comprende, quindi di fatto nessuna”, scrive il presidente nazionale Dirigentiscuola Attilio Fratta.
A commentare la relazione, nel corso di una intervista rilasciata a un media locale, la dirigente scolastica: “Si parla di bullismo quando un atto è ripetuto nel tempo, e questo non è stato trovato all’interno della scuola. Poi di clima di paura intorno alla vittima e l’intenzionalità di danneggiare la vittima. E inoltre di asimmetria dei rapporti, cioè il rapporto di forza del presunto bullo nei confronti della presunta vittima: tutti questi elementi sono stati esplicitamente esclusi dagli ispettori nella relazione”.
I quaderni in cui il ragazzo si sfogava e raccontava gli episodi subìti sono stati ora tutti acquisiti dalla Procura di Cassino. Alcuni stralci dei suoi scritti sono stati pubblicati suIl Corriere della Sera. “Quella scuola è una prigione”, queste alcune delle sue frasi.
Paolo alzava la mano perché non capiva certe mostruosità, lui si preoccupava per il raffreddore di due suoi compagni e allora porgeva loro pacchetti interi di fazzolettini di carta e invece di ringraziarlo quelli lo chiamavano “femminuccia“.
C’è un filo rosso, ovvero l’essere ripreso davanti a tutti. Era una cosa che non sopportava, la sentiva come un’umiliazione. Le parole di Paolo sono un tassello importante nell’inchiesta. Il procuratore punta ad un’informativa entro metà marzo.
BULLISMO A SCUOLA, COSA STA CAMBIANDO? IL FOCUS
La decisione è stata resa nota qualche giorno fa: la dirigente scolastica della scuola in cui era iscritto il ragazzo di quattordici anni della provincia di Latina che si è suicidato a causa, a quanto pare, del bullismo subìto è stata sospesa per tre giorni. Nella relazione finale gli ispettori avrebbero delineato condotte omissive della dirigente, della sua vice e della responsabile della succursale d’istituto.
Ora va avanti l’inchiesta della procura di Cassino che, sulla base di una ipotesi di istigazione al suicidio, ha aperto un fascicolo ancora contro ignoti, acquisendo chat, documentazione scolastica, autopsia. Gli accertamenti si concentrano su una decina di adulti, mentre i magistrati della Procura minorile stanno verificando la posizione di alcuni compagni di scuola che lo avrebbero sottoposto a vessazioni e umiliazioni.