Dad a maggio a causa della crisi energetica in corso per risparmiare su riscaldamenti e benzina? L’allarme è stato lanciato una settimana fa, il sabato di Pasqua, da Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.
Quest’ultimo ha chiarito la sua posizione ieri, 10 aprile, ospite insieme al pedagogista Daniele Novara, nel corso di un talk organizzato dalla Tecnica della Scuola per parlare proprio di questo tema. Ecco le sue parole: “Voglio chiarire un equivoco che si è creato: noi abbiamo fatto una denuncia, non una richiesta o un avvertimento. Abbiamo detto ‘Stiamo attenti’. Quando si parla di crisi energetica bisogna prestare attenzione perché in molti paesi del mondo si stanno già introducendo restrizioni sulla circolazione o sull’utilizzo dei mezzi; altrove alcune università hanno chiuso per spostare le lezioni a distanza”.
“Abbiamo avvertito che se questa crisi portasse alle estreme conseguenze lo smart working per i dipendenti pubblici, si potrebbe rischiare il ritorno a una DAD che nessuno vuole. Parlo a nome degli insegnanti e del personale scolastico: la DAD è un brutto ricordo. Abbiamo provato a farla, ma l’importanza della lezione in presenza è fondamentale. Abbiamo ribadito che la scuola deve essere l’ultima a chiudere, esattamente come la sanità e gli ospedali. Ha fatto bene il ministro Valditara a ricordare che in questo momento di DAD non si può e non si deve parlare”.
“Un ritorno alla DAD a maggio sarebbe uno scenario terribile. Si tratta di un periodo breve ma cruciale a livello emotivo e didattico. Maggio è il mese delle interrogazioni finali, degli scrutini e della preparazione per oltre 500.000 studenti che affronteranno gli esami di Stato. Dobbiamo risolvere questa crisi con la diplomazia e l’uso di fonti energetiche alternative, anziché ricorrere a misure estreme. I dati confermano che l’apprendimento ha successo soprattutto con la didattica in presenza. Sebbene nelle università la modalità online sia stata utilizzata, per il segmento scolastico fino ai 18 anni la DAD è stata solo una scommessa forzata dovuta al lockdown, in assenza di alternative”, ha aggiunto.
Pacifico ha approfittato per parlare di una battaglia di Anief, la richiesta di una specifica indennità per i lavoratori fuori sede: “Non dobbiamo aspettare le crisi energetiche per fare questi conti: è inaccettabile che un insegnante o un collaboratore scolastico debba spendere tra un quarto e un quinto dello stipendio solo in benzina per raggiungere il posto di lavoro”.
“Ricordo quando io stesso ero precario e lavoravo fuori sede: dividevamo la macchina in cinque per risparmiare, perché non potevamo permetterci di lasciare l’intero stipendio nel serbatoio per percorrere 150 km al giorno. Nel contratto dei metalmeccanici è prevista una diaria per chi lavora lontano da casa; nella scuola invece, nonostante l’alto numero di precari e pendolari che si spostano dal Sud al Nord, non c’è ancora una misura strutturale. Servono risorse ad hoc dal Ministero dell’Economia per garantire un’indennità di sede. Ad oggi abbiamo ottenuto solo piccoli risultati, come l’indennità per le piccole isole o agevolazioni per le zone montane, ma si tratta di azioni episodiche che andrebbero inserite in una regia complessiva di welfare contrattuale”.
“La scuola deve essere l’ultima a chiudere; secondo, la DAD deve essere l’ultima ipotesi possibile. Questo allarme deve farci riflettere su come migliorare il sistema:
La Didattica a distanza per cause nazionali di forza maggiore, tanto osteggiata durante e dopo il periodo Covid, non sembra essere disdegnata dagli insegnanti, almeno così come ci si potrebbe aspettare: in caso di aggravamento della crisi energetica, dovuta alla guerra in Medio Oriente, quasi la metà dei docenti si dichiara infatti favorevole all’attivazione della didattica a distanza.
È quanto emerge da un sondaggio realizzato dalla Tecnica della Scuola, con 1.655 risposte prodotte da docenti, studenti e genitori all’indomani dell’ipotesi Dad da svolgere già nel mese di maggio, paventata dapprima in ambienti sindacali nel weekend di Pasqua, ma poi smentita dal Governo.
In particolare, esaminando le risposte al sondaggio, risulta che il 52,82% dei docenti rifiuta l’idea di tornare alla Dad, o comunque non la ritiene una misura adeguata da applicare. Il 46,40% invece la gradirebbe, forse anche spinto dalla necessità di risparmiare i soldi della benzina, in costante aumenti, per recarsi al lavoro. In generale, la maggior parte dei docenti ha specificato che la didattica ideale si svolge in presenza, ma in determinate circostanze la Dad è comunque una risposta possibile per proseguire le lezioni.
Attraverso il sondaggio è stato chiesto, solo agli insegnanti, anche di esprimere la loro opinione rispetto al possibile svolgimento – in vista degli ultimi adempimenti di maggio e giugno – dei collegi docenti in modalità online. Su questa possibilità la tendenza è risultata decisamente chiara: l’88,95% degli insegnanti si è espresso in modo favorevole.
Una percentuale non trascurabile di lavoratori della scuola, docenti e Ata, è costretta a compiere ogni giorno tratti di strada non indifferenti: sono i pendolari della scuola. Ma quanto spendono questi dipendenti ogni mese? Da una simulazione della Tecnica della Scuola risulta che la spesa è importante.
Se si calcola una tratta di 150 chilometri al giorno, 75 chilometri all’andata e 75 al ritorno, solo nel mese di febbraio, a fronte di 24 giorni lavorativi, la spesa per un docente pendolare è stata di circa 306 euro per un’auto a diesel (calcolando una media di 20 chilometri percorsi con un litro di carburante) e di 397 euro per un’auto a benzina (15 chilometri al litro). A marzo, a fronte di 26 giorni lavorativi, a causa dell’innalzamento del prezzo del carburante, la spesa è lievitato a 388 euro per un’auto a diesel e a 459 euro per un’auto a benzina. Considerando che il compenso di un dipendente pendolare della scuola varia, a inizio carriera, tra i 1.200 e i 1.500 euro, possiamo dire che la spesa affrontata per il trasporto casa-scuola-casa (senza considerare altri costi, come l’usura delle gomme, dei freni e delle somme necessarie all’assistenza del veicolo privato) si colloca tra il 25% e il 30% dello stipendio.
Ma le scuole sarebbero pronte a tornare alla didattica a distanza? La Tecnica della Scuola ha ripercorso le indicazioni date alle scuole durante la pandemia da Covid, dai primi Dpcm fino alle linee guida del 7 agosto 2020 che parlavano di Didattica Digitale Integrata (DDI).
C’è da ricordare che secondo quanto stabilito dall’Ipotesi di CCNI del 25 ottobre 2020, l’attivazione della didattica a distanza è “strettamente ed esclusivamente legata allo stato di emergenza dovuto al virus COVID-19”, almeno a livello generalizzato. In soldoni, al momento il CCNI dei docenti relativo alla Dad fa riferimento solo alla situazione epidemiologica da Covid. Solo con un intervento del Governo si potrebbe estendere ad altre situazioni, come appunto quella attuale di crisi energetica.