L’allerta caldo a scuola è diventata un argomento serissimo: se ne parla da fine maggio, da quando le temperature hanno iniziato a sfiorare i 35°C. Sono passati oltre tre mesi e il problema torna a presentarsi. Si tratta di un tema che riguarda da vicino il calendario scolastico, poiché le scuole non sono ancora organizzate per convivere con il cambiamento climatico.
Attraverso una direttiva pubblicata l’8 settembre, il primo cittadino di Palermo, Roberto Lagalla, ha stabilito che, in caso di allerta rossa per il caldo, le scuole comunali restino chiuse. La direttiva delega “alle competenti Autorità scolastiche la facoltà, in condizioni climatiche da ‘bollino rosso’, di adottare modalità alternative di didattica a distanza”.
Il problema non riguarda solo le scuole del Sud. Gli Open Data del Ministero dell’Istruzione e del Merito – aggiornati all’a.s. 2022/23 – visionati dalla Tecnica della Scuola, danno conto della situazione delle aule di 61.308 edifici scolastici in tutto il Paese: di questi, appena 3.966 risultano dotati di condizionatori, il 6,45% del totale. Per altri 24.888 (40,6%) i dati non sono disponibili. Per 32.462 edifici (52,95%), infine, è messo nero su bianco che i condizionatori non ci sono. Complessivamente sono 57.350 gli edifici in cui non è garantita la refrigerazione, il 93,55% del totale.
A inizio settembre il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha avviato un percorso: “Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e personale scolastico. L’avevamo promesso, l’abbiamo fatto”, ha annunciato. Si potrà fare domanda per l’installazione dei sistemi di raffreddamento nelle aule entro il prossimo 11 settembre. Questo basterà a risolvere la situazione? No, perchè servirà anche l’intervento degli Enti Locali: secondo un’analisi della Tecnica della Scuola, le risorse stanziate copriranno la spesa di circa 50 euro a classe. Mentre la spesa per i condizionatori è pari ad alcune migliaia di euro per aula.
La risposta del ministro Giuseppe Valditara è arrivata comunque in seguito a vari appelli. Una docente di scuola superiore che lavora in Campania ha anche aperto una petizione su Change.org che è diventata popolare, volta a smuovere l’opinione pubblica e chiedere di posticipare il rientro a scuola, se necessario, anche il 1° ottobre.
Si tratta di una soluzione paventata spesso anche da Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Ma c’è un problema: bisogna comunque garantire 200 giorni di lezione, come stabilisce la legge 9 agosto 1986 n. 467. E questo, secondo il ministro Giuseppe Valditara, rappresenta “un paletto invalicabile”.
Il sindacalista Anief, però, ha ricordato che i giorni “possono essere ridotti con ordinanza dei sindaci per motivi eccezionali, ad esempio per tutelare la salute di studenti e personale scolastico se il dirigente scolastico non riesce ad assicurarla in base all’aggiornamento del DVR (il documento di valutazione dei rischi)”. Come è accaduto a Palermo.
La Tecnica della Scuola pone quindi ai propri lettori le seguenti domande:
Sei d’accordo con la decisione del sindaco di Palermo che prevede l’attivazione della Dad in caso di allerta rossa per il caldo?
Rinvieresti l’inizio della scuola al 1° ottobre riducendo i 200 giorni di lezione obbligatori?
Nel tuo istituto sono presenti i condizionatori o sono stati previsti interventi per installarli?
Quale soluzione adotteresti per combattere il forte caldo che colpisce le scuole a inizio e fine anno scolastico?
(Risposta aperta)