L’educazione all’affettività va introdotta già alla scuola dell’infanzia? Secondo la sindaca di Genova Silvia Salis sì: un suo progetto sperimentale sta per partire. Come riporta La Repubblica, la sperimentazione lanciata proprio nella giornata contro la violenza sulle donne.
Sono 300 i bambini coinvolti, dai 3 ai 6 anni, con incontri destinati anche alle famiglie. Il progetto prevede un’ora di educazione sessuale e affettiva alla settimana in quattro scuole dell’infanzia comunali di Genova. “Ci vuole molto coraggio a sostenere che non ci sia bisogno di un’educazione affettiva nelle scuole ma anche a sostenere che dev’essere qualcosa appannaggio esclusivamente delle famiglie – ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis – Lo Stato ha la responsabilità di educare e il sindaco che ha il polso della società deve dare un segnale. Questo progetto è un piccolo passo ma con l’aria che tira in questo Paese è un grande segnale”.
“Come sindaco progressista ho una posizione molto chiara, c’è bisogno di un’educazione affettiva per i bambini più piccoli– ha rilanciato poi Salis – Il tema della violenza di genere del linguaggio che si usa e di come le donne ancora fanno una fatica incredibile a emanciparsi in questo Paese è responsabilità di tutti ma ancor di più per i sindaci. E’ un progetto rivolto a 300 bambini ma l’obiettivo è coinvolgerne migliaia. Dai nostri territori può partire un movimento culturale per scardinare il populismo becero che ha invaso il Paese”.
Di educazione sessuale e affettiva, in particolare, se ne discute dal 15 ottobre, quando è stato approvato alla Camera l’emendamento al Ddl sul consenso informato che estende il divieto di poter parlare di tematiche sessuali (per le figure esterne alla scuola) – oltre che ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria – anche a quelli della scuola secondaria di primo grado.
Si è parlato quindi di divieto di educazione sessuale fino alle medie: il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha voluto però precisare: non è vero, ha detto, che non si può fare educazione sessuale a scuola; si potrà fare a livello di programmi, come previsto dalle Indicazioni Nazionali del Primo Ciclo e dalle nuove Linee Guida di Educazione Civica.
Poi, il 10 novembre, il dietro-front: la Lega ha depositato un emendamento sull’educazione alla sessualità a scuola, parzialmente correttivo rispetto al testo approvato in commissione; è caduto così il “divieto” di fare attività di educazione sessuale con esterni nelle scuole medie, che vengono in tal modo equiparate alle superiori, dove si richiede per tali attività il consenso dei genitori che dovranno conoscere temi e materiale didattico.
La Tecnica della Scuola ha voluto costruire un focus per fare chiarezza sull’argomento.
L’approfondimento
Le interviste
Gli esiti del sondaggio