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01.09.2026

“Integrazione e multiculturalismo: oltre la propaganda”: Giuseppe Conte risponde a Ernesto Galli della Loggia

Nel corso dell’estate più volte l’editorialista del Corriere della sera Ernesto Galli Della Loggia è intervenuto sul tema dell’integrazione e del multiculturalismo. Le sue posizioni sono poi sempre state riprese dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, quasi in un gioco concordato. Di tutto questo abbiamo dato conto più volte in questi mesi su Tecnica della scuola.

Oggi sul tema interviene Giuseppe Conte, presidente del Movimento Cinque Stelle, con un lungo e argomentato articolo pubblicato su Rinascita (la rivista promossa e diretta da Goffredo Bettini).

L’articolo si intitola Integrazione e multiculturalismo: oltre la propaganda. Dalla libertà di culto alla gestione dei flussi migratori, la sfida è costruire integrazione senza rinunciare ai principi costituzionali, evitando semplificazioni, paure e strumentalizzazioni politiche“, e prende le mosse dalla vicenda di Venezia Mestre dove il sindaco ha bloccato l’iter per la costruzione di una moschea chiedendo “maggiore integrazione” e provocando una forte reazione da parte della comunità di lavoratori bengalesi che minaccia uno sciopero.

Il principio costituzionale come punto fermo

Giuseppe Conte, dopo aver richiamato l’art. 19 della Costituzione secondo cui la libertà di culto è un fondamento democratico non negoziabile, individua nell’editoriale di Ernesto Galli della Loggia (Corriere della Sera, 27 agosto 2026) la tesi secondo cui l’Islam non conoscerebbe il principio di laicità, nemmeno nella sua versione italiana, e secondo cui il multiculturalismo (contrapposto all’integrazione) permetterebbe alla comunità islamica di autoregolarsi secondo precetti religiosi incompatibili con i nostri principi.

Contro le semplificazioni di Galli Della Loggia

Giuseppe Conte svolge un articolato ragionamento che tocca diversi punti. In primo luogo utilizza un argomento storico e, richiamando gli studi di Olivier Roy, sostiene che il mondo islamico ha conosciuto fin dal 661 d.C. una secolarizzazione pratica, con separazione tra potere politico e autorità religiosa e che nel XIX-XX secolo molti paesi a maggioranza musulmana si sono laicizzati formalmente. In secondo luogo Conte sostiene che le nuove generazioni musulmane nate in Europa vivrebbero la fede come scelta individuale e interiore, slegata dalle tradizioni culturali dei paesi d’origine dei genitori. Conte contesta poi l’idea che il fanatismo islamico si misuri dalla mancata condanna dei regimi di Kabul e Teheran, chiedendo per simmetria cosa dovremmo pensare del silenzio occidentale su Gaza; ricorda inoltre che organizzazioni come al-Qaeda, Isis, Hezbollah e Hamas sono nate come conseguenza di specifici eventi storici quali invasioni, occupazioni, processi coloniali e non da un’essenza religiosa immutabile. Passando ad una dimensione più empirica Conte cita poi il dato di 14 donne a capo di stato o di governo in paesi a maggioranza musulmana dal 1988 a oggi, a fronte dell’assenza, negli USA, di una presidente donna. In conclusione respinge come “manicheo” lo schema per cui integrazione e multiculturalismo sarebbero concetti opposti, proponendo un’integrazione basata su investimenti concreti piuttosto che su una dicotomia ideologica.

Le critiche alle politiche del governo Meloni

Conte, si sofferma su quelli che lui presenta come fallimenti nell’area dell’integrazione attribuiti al governo Meloni: il blocco navale promesso in campagna elettorale ma realizzabile; l’aumento record degli arrivi (326.000 in quattro anni) nonostante le promesse opposte fatte quando Meloni era all’opposizione; i centri in Albania giudicati costosi e inutili; il piano Mattei ritenuto privo di contenuti; la sospensione di Schengen verso la Spagna; l’adesione al nuovo Patto europeo su migrazione e asilo.

Un nuovo modo di pensare l’integrazione

Per Conte l’integrazione non va intesa come un favore concesso ai migranti, ma come una politica pubblica che consente partecipazione economica e sociale, riduce l’illegalità e allarga la base della solidarietà collettiva. In questa logica si inseriscono una serie di proposte concrete che paiono essere quasi una bozza di un programma di un futuro ipotetico governo.

Le riassumo per punti:

Corridoi umanitari: rafforzare i canali legali per chi ha diritto a protezione internazionale, per evitare che cada nelle mani delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani.

Cooperazione con i paesi di origine e transito: per rendere effettivo il “diritto di non dover migrare” richiamato da papa Leone XIV.

Affrontare le cause strutturali: in particolare lo sfruttamento delle risorse naturali africane e mediorientali tramite società off-shore legate a interessi economici occidentali.

Rispetto reciproco su base costituzionale: chi vive in Italia deve rispettare la Costituzione (rispetto delle donne, no a potestà maritali, tutela dei minori, no discriminazioni per orientamento sessuale/religioso/culturale, libertà di coscienza, laicità dello Stato) ma questo si accompagna al riconoscimento del patrimonio culturale e valoriale altrui, senza rigetto delle tradizioni diverse dalla propria. Inoltre, contro la retorica dell’unico Occidente e della società omogenea, Conte scrive che “quando si parla della nostra comunità nazionale e si allude a una specifica identità bisogna avere la responsabilità di rappresentare la ricchezza e varietà delle nostre tradizioni e le composite influenze che hanno contribuito a produrle”. E al riguardo cita Eduardo Galeano che ricorda che nel quartiere del Raval, a Barcellona, una mano anonima ha scritto su un muro: “Il tuo dio è ebreo, la tua musica è nera, la tua macchina è giapponese, la tua pizza è italiana, il tuo gas è algerino, il tuo caffè è brasiliano, la tua democrazia è greca, i tuoi numeri sono arabi, le tue lettere sono latine“.

A scuola: politiche di integrazione strutturali e risorse

Per quanto riguarda il tema della formazione e della scuola l’articolo sostiene che sono necessarie risorse per garantire strutturalmente corsi di lingua, mediatori culturali nelle scuole, programmi di formazione professionale legati ai bisogni dei territori, incentivi reali all’assunzione regolare nei settori dipendenti da manodopera migrante.

Su queste basi“, conclude Conte, “si possono creare solide forme di convivenza e di dialogo, attraverso il riconoscimento reciproco, che significa nessun rigetto delle tradizioni culturali altrui, ma anche giusta pretesa di rispetto per il patrimonio storico e valoriale della società italiana, tenendo sempre bene a mente che l’integrazione non è un favore che si concede: è una politica pubblica che rende possibile la partecipazione economica e sociale, riduce ai margini l’illegalità e allarga la base della solidarietà”.

Anche il leader dei Cinque Stelle, tuttavia, non fa cenno al tema della cittadinanza e del riconoscimento della cittadinanza come processo di integrazione, ovvero allo strumento che favorisce il “sentirsi comunità” e quindi l’impegno a cooperare per il bene della propria casa comune plurale.

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