I metal detector nella scuola de La Spezia in cui è stato accoltellato a morte un alunno da un compagno, lo scorso 16 gennaio, sono arrivati. Oggi, 30 gennaio, sono stati piazzati i dispositivi per controllare il possesso eventuale di coltelli o armi da taglio da parte degli studenti.
Come riporta Ansa, prima del suono della campanella Carabinieri e Polizia con i metal detector mobili e le unità cinofile hanno eseguito i controlli. La prefettura di La Spezia ha consentito qualche giorno fa l’uso all’interno dell’istituto.
Più controlli all’esterno degli istituti scolastici della Spezia da parte delle forze dell’ordine, anche con l’uso di metal detector portatili “qualora le circostanze lo richiedano a fini di sicurezza”. E’ la conclusione a cui è arrivato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si è riunito in prefettura, in mattinata, alla presenza di Questore.
“Per favorire il più efficace raccordo delle iniziative volte a prevenire ogni forma di illegalità presso gli istituti scolastici, i sigg. Prefetti, d’intesa con i Dirigenti scolastici regionali, convocheranno apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, quale luogo di analisi e sintesi delle coordinate generali dell’attività di vigilanza e controllo, secondo un indirizzo unitario che tenga conto delle priorità emerse e delle esigenze rappresentate”: è questo uno dei passaggi (forse il più significativo) della direttiva congiunta firmata dai ministri dell’Interno (Piantedosi) e dell’Istruzione (Valditara) pubblicata il 28 gennaio, per cercare di contenere gli episodi di violenza nelle scuole.
“Riguardo ai controlli di sicurezza – si legge ancora nella direttiva – tenuto conto della delicatezza del tema e della necessità di un approccio quanto mai prudente ed equilibrato, in sede di Comitato potrà valutarsi per gli istituti scolastici che presentino profili di criticità – come nel caso di comportamenti violenti all’esterno degli stessi, spaccio di stupefacenti, segnalati e reiterati atti di bullismo –, secondo un livello di intervento crescente, la loro temporanea inclusione nei Piani di controllo coordinato del territorio e l’attivazione Il Ministro dell’Istruzione Il Ministro dell’Interno e del Merito di controlli mirati”.
“Nelle situazioni più gravi – prosegue il documento – previe intese e su richiesta dei Dirigenti scolastici interessati, nel rispetto della normativa vigente e dei diritti fondamentali delle persone, potrà essere disposto l’impiego di strumenti di controllo agli accessi degli edifici, incluso il ricorso a dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici, qualora ritenuto necessario per prevenire il possesso o l’introduzione di armi”.
Sembra che l’ipotesi iniziale di cui si era parlato all’indomani dei fatti di La Spezia (un decreto urgente o l’inserimento di una apposita norma in una legge in discussione in Parlamento in questi giorni) sia sta accantonata in quanto gli Uffici della Presidenza della Repubblica non si erano mostrati particolarmente entusiasti.
E così alla fine sì è deciso per una direttiva congiunta indirizzata a Prefetti, Direttori regionali, ai Comandanti generali delle Forze dell’Ordine e all’ANCI ma non ai dirigenti scolastici che, ovviamente, potranno esserne informati per il tramite degli uffici regionali.
“Il metal detector a scuola sarà uno strumento utile. Non c’é nulla di repressivo. Anche perché chi non porta coltelli, non ha nulla da temere. Repressione? Che dire? Mi dispiace per questa lettura distorta. La sinistra sbaglia”. A dirlo è stato, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara: in un’intervista al quotidiano Il Foglio, ha anticipato i contenuti del recente decreto sicurezza, che vuole essere una risposta dell’Esecutivo a seguito dei gravi fatti, con studenti protagonisti, accaduti nel corrente anno scolastico, prima a Latina e poi a La Spezia.
Per frenare l’escalation di casi di giovani che usano armi improprie, portandole in alcuni casi anche a scuola, il capo del dicastero di Viale Trastevere ha detto che si agirà “su tre fronti: in primis dobbiamo intervenire sul fenomeno, perché nessuna società democratica può tollerare che un giovane vada in giro armato. Dopodiché dobbiamo motivare le giovani generazioni: uno studente che trova una scuola capace di valorizzare i suoi talenti, di appassionarlo, sarà meno incline a forme di devianza. Non ultimo, è nostro dovere sensibilizzare le famiglie. Personalmente vorrei che il decreto sicurezza includesse anche questo aspetto. Il coinvolgimento dei genitori nel percorso formativo. In special modo nei contesti di fragilità“.