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14.07.2025

Scena muta Maturità, prof Maggi: “I ds devono mostrare che tutto va bene ma gli alunni non vogliono essere presi in giro”

Si parla ancora di scena muta alla maturità per protesta contro il sistema scolastico, i casi di cui si ha notizia sono cinque: a commentare i fatti è stato anche il professor Andrea Maggi, volto noto per la sua partecipazione a Il Collegio, che ha inviato una lettera a Il Gazzettino.

Eccone uno stralcio: “Due visioni contrastanti dei nostri studenti: da un lato la scuola diploma praticamente tutti; dall’altra i diplomati sono insoddisfatti del risultato finale, per quanto metà di loro non sappiano scrivere, non capiscano quello che leggono e non sappiano fare nemmeno le quattro operazioni a mente. Le manifestazioni di disagio balzate agli onori delle cronache devono farci riflettere in questo senso: fino all’esame, tutto bene, anzi, benissimo. Poi, arrivati alla Maturità, il primo esame della loro vita (caliamo un velo pietoso su quello di terza media) tutto a rotoli. Giustamente i ragazzi si chiedono: ma la scuola ci è o ci fa?”.

“Sistema ipocrita”

“Colpevole di questa idiosincrasia è un sistema scolastico improntato sull’autonomia e, di conseguenza, letteralmente ossessionato dai piani di miglioramento dell’offerta formativa. I dirigenti scolastici hanno la necessità di dimostrare l’efficienza dei loro istituti attraverso i risultati, per cui spronano i docenti al successo formativo dei loro studenti. E siccome sono i dati a parlare, la necessità di ogni istituto scolastico è mostrare all’esterno che tutti i suoi studenti vengono promossi”.

“Garantire il successo agli studenti significa garantire un buon numero di iscritti, il mantenimento dei posti di lavoro per i docenti e adeguati finanziamenti. Per contro, una scuola in cui gli studenti ottengono voti tendenzialmente bassi, o dove addirittura si boccia, risulta molto meno appetibile. Ed ecco l’ipocrisia del sistema, che manda avanti tutti non perché vada effettivamente tutto bene, ma per salvare le apparenze e per evitare i noiosi ricorsi dei genitori. In sostanza, il sistema-istruzione italiano fa sì che si promuovano tutti per dire a se stesso che funziona bene; in altre parole, per autoassolversi. E gli studenti che hanno protestato, piaccia o no, ci hanno consegnato un messaggio di certo scomodo, ma che non possiamo ignorare: i giovani non vogliono più essere presi in giro. E in questo senso la loro protesta è giusta”, ha concluso, criticando fortemente la scuola.

La misura di Valditara

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara non ha usato mezzi termini: chi fa scena muta alla maturità va punito. Con la nuova riforma della maturità, di cui ha parlato il capo del dicastero di Viale Trastevere, chi boicotterà l’esame in questo modo andrà incontro alla bocciatura.

Il sondaggio

Ma che ne pensa il mondo della scuola? Abbiamo provato a capirlo tramite un sondaggio sulla nostra pagina Instagram, seguita soprattutto da docenti. All’indagine hanno partecipato 7801 utenti. Questi ultimi hanno risposto a questo quesito: “Siete d’accordo con l’idea di Valditara di bocciare gli studenti che fanno scena muta alla Maturità?”.

C’è da dire che non c’è una risposta univoca; i docenti sembrano alquanto divisi. A rispondere “sì” sono stati in 629 (il 51%), a rispondere “no” 612, il 49%.

Il quinto caso

“L’orale non mi spaventava, anzi. Ma penso che la scuola dovrebbe insegnare ad avere un pensiero critico, non punire chi lo esprime. Il voto rischia di diventare un’arma per mettere a tacere gli studenti”. Nel frattempo c’è stato il quinto caso; queste le parole di una studentessa diciannovenne di Piobbico (in provincia di Pesaro e Urbino), che, come i tre studenti veneti nei giorni scorsi, più un’altra studentessa di una scuola privata di Firenzesi è rifiutata di sostenere il colloquio dell’Esame di Stato: intervistata dal Resto del Carlino, la maturanda ha detto che a demoralizzarla è stato il “sette in condotta” nell’ammissione alle prove della maturità: “non lo ritengo giusto. Ho sempre dato il massimo a scuola e penso di essere stata punita per la mia attività di rappresentante. Lo ammetto, sono una persona che quando c’è da dire la propria, lo fa, ma in modo educato. Quando ho espresso critiche, ho avuto la sensazione che la mia opinione non contasse. Mi sono sentita zittita da questo giudizio. E non per una nota o qualche ritardo accumulato: lo sento come un problema più grande. Quel voto mi ha molto delusa e ho perso qualunque motivazione nel sostenere l’esame”.

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