Ci sono importanti novità sul caso di Paolo Mendico, studente suicida lo scorso settembre, il giorno prima di iniziare l’anno scolastico. Nella scuola del quindicenne è partita una ispezione ministeriale, in quanto si pensa che il ragazzo si sia ucciso a causa del bullismo subìto. Sono state aperte due inchieste: una della Procura di Cassino, contro ignoti per istigazione al suicidio, e l’altra della Procura dei Minori di Roma.
Come riporta Il Messaggero, prima di togliersi la vita nella sua cameretta lo studente potrebbe aver ricevuto messaggi offensivi da qualche suo compagno di classe. La Procura dei Minori di Roma ha ora iscritto sul registro degli indagati quattro compagni di classe di Paolo, che ora hanno tra i 16 e i 17 anni, con l’ipotesi di reato di stalking.
Secondo il capo d’imputazione provvisorio, i quattro ragazzini che frequentavano la classe di Paolo lo avrebbero preso di mira per un lungo periodo di tempo “con condotte reiterate consistenti in insulti, offese e minacce” provocando in lui “un perdurante e grave stato di ansia, costringendolo ad alterare le proprie abitudini di vita”. Lo prendevano in giro, chiamandolo “Paoletta” o “Nino D’Angelo” per i suoi lunghi capelli biondi.
Per quanto riguarda l’indagine di Cassino, la chiusura dell’inchiesta è attesa tra la fine di marzo e aprile.
Ora va avanti l’inchiesta della procura di Cassino che, sulla base di una ipotesi di istigazione al suicidio, ha aperto un fascicolo ancora contro ignoti, acquisendo chat, documentazione scolastica, autopsia. Gli accertamenti si concentrano su una decina di adulti, mentre i magistrati della Procura minorile stanno verificando la posizione di alcuni compagni di scuola che lo avrebbero sottoposto a vessazioni e umiliazioni.
Ecco il commento rilasciato dal padre a Il Corriere della Sera all’indomani, anche, della pubblicazione di alcuni stralci di pagine del diario scritto dal figlio: “Leggendo le sue parole si capisce che era non solo bullizzato, ma qualcosa che va oltre. Quello che vorremmo capire, poi, è se solo la preside sia stata sospesa. Ad oggi non sappiamo di più, confidiamo nella giustizia”. Secondo La Repubblica sarebbe arrivata, per qualche giorno in più, ma non si sfora la settimana, anche uan sospensione per la vicepreside e la responsabile.
“Mi sembra una decisione piuttosto sbilanciata: tre giorni è come se fosse stata ‘richiamata alla lavagna’. Andiamo avanti, ma mi pare un contentino. Da una parte c’è una persona che non c’è più, dall’altra una sospensione: la vita umana non vale più nulla?”, questo il commento del fratello del ragazzo.
“Dovevano licenziarle — sbotta ancora il padre — Vorrei parlarci io con chiunque abbia preso queste decisioni e non si è reso conto della gravità della situazione. Cosa sono tre giorni o una settimana? Sono nulla, e allora meglio che non facevano nulla. Noi andremo avanti, i miei avvocati aspettano di leggere la relazione del ministero per capire come agire”. “Non sento di dover dichiarare nulla”, questo il commento della dirigente scolastica in questione.
La contestazione degli addebiti – fanno sapere dal sindacato DirigentiScuola che ha criticato molto il provvedimento ministeriale – è stata mandata alla preside prima dell’inizio della visita ispettiva, poche ore dopo il fatto, mentre alle due insegnanti è arrivata a ottobre, dopo l’accertamento ispettivo.
L’Usr non fornisce dichiarazioni “data la pendenza di procedimenti penali in corso”. La scelta di astenersi dal rilasciare comunicazioni nel corso del procedimento penale – afferma l’Usr – risponde all’esigenza di tutelare il corretto svolgimento delle attività giurisdizionali, nonché al rispetto dei principi costituzionali e delle garanzie previste a tutela di tutte le parti coinvolte”.
Nel frattempo emergono nuovi dettagli su cosa stesse provando il ragazzo nei giorni precedenti al suicidio. Le indagini per istigazione al suicidio sono in corso e ora spuntano alcuni scritti di Paolo che potrebbero essere fondamentali per arrivare alla verità, come riporta Il Messaggero.
I diari del 14enne li sta analizzando, parola per parola, una psicologa grafologa forense. Incaricata dalla famiglia, la psicologa sta tracciando il profilo di Paolo studiando i suoi scritti. “In una delle pagine che abbiamo analizzato – spiega – Paolo scrive in maniera frammentaria, si evince uno stato d’animo turbato. Riferisce un episodio legato al fatto che era stato rimandato in matematica, appare molto arrabbiato con l’insegnante perché un suo compagno, uno dei presunti bulli, era stato invece promosso nonostante il rendimento non fosse buono. Era stato promosso perché si era iscritto al doposcuola, cosa che Paolo non poteva fare per motivi economici. La professoressa obiettò che in fondo il doposcuola non costava così tanto. Questo discorso turbò molto Paolo che probabilmente si sentì umiliato e accusato davanti alla classe intera”.
Molto spesso casi di bullismo si verificano a scuola, luogo in cui gli studenti passano gran parte delle loro giornate. Spesso si chiamano in causa, come negli ultimi giorni, docenti e dirigenti scolastici, accusati di non aver vigilato, di non essersi accorti di situazioni di disagio.
Per questo, La Tecnica della Scuola ha voluto fare chiarezza con un focus, per capire quali obblighi ha il personale della scuola, cosa si rischia in caso di mancata segnalazione.
Abbiamo cercato di capire cosa prevede la nuova legge contro il bullismo voluta dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, la n. 70 del 2024: cosa è cambiato? Cosa deve fare ogni scuola? Cosa dicono le linee guida in merito, che non vengono aggiornate dal 2021? Concretamente, cosa deve fare un docente che si trova davanti ad un caso di bullismo? Quali obblighi hanno i dirigenti scolastici?
Inoltre, abbiamo cercato di capire cosa aveva messo in atto, prima del suicidio di Paolo, la sua scuola, al momento oggetto di ispezione da parte del Ministero.
Nell’immaginario collettivo, purtroppo, il bullismo è considerato spesso alla stregua di una ragazzata. Così non è, spiega l’avvocato Dino Caudullo, esperto di diritto scolastico. Le responsabilità degli studenti che si macchiano di questi comportamenti possono essere penali e civili, coinvolgendo anche le famiglie. Quanto ai docenti e ai dirigenti scolastici, sono legate principalmente alla vigilanza e all’omessa denuncia.