Per i docenti italiani il problema degli aumenti di stipendio è diventato prioritario, quasi un “chiodo fisso”: il tema è emerso anche in questi giorni, incentrati sui tagli agli organici nella Legge di Bilancio 2027. Ebbene, nove insegnanti su dieci vorrebbero vedere nella Manovra di fine anno una misura che permetta loro di guadagnare di più ogni mese. Si tratta dell’87% dei partecipanti al sondaggio proposto dalla Tecnica della Scuola, al quale hanno partecipato 630 insegnanti, che ha chiesto ai docenti quali novità vorrebbero vedere nella Legge di Bilancio prima che venga approvata in modo definitivo.

Le preferenze dei docenti sono chiare: al primo posto aumenti stipendiali; poi, tra i temi più sentiti, c’è l’eccesso di burocrazia (il 70,5% degli insegnanti la vorrebbe ridotta). Un altro nodo da sciogliere rimane quello della diminuzione degli alunni per classe (segnalata dal 69,5% dei rappresentanti della categoria).
Poi, l’attenzione di chi sta in cattedra si è posata sulla possibilità di ripristinare la diaria per gli accompagnatori nei viaggi di istruzione (a scegliere questa opzione il 59,5% dei partecipanti), sulla formazione retribuita (scelta dal 46,2% dei docenti). Gli argomenti meno selezionati sono stati la possibilità di limitare il numero di progetti a scuola (scelta solo dal 42,1% degli insegnanti) e infine l’elezione diretta del dirigente scolastico (opzione preferita dal 31,6% dei docenti).
Nello spazio riservato alle risposte aperte gli insegnanti hanno scritto anche ulteriori desiderata:
“Buoni pasto”.
“Riconoscimento delle ore domestiche extra orario scolastico lavorate”.
“Doppio canale reclutamento docenti”.
“Pensione a 64 anni”.
“Basta lavoro sommerso e burocrazia. Voglio fare il docente, non il segretario”.
“Riconoscimento della sindrome da burnout come malattia professionale dei docenti”.
“Meno presenza dei genitori a scuola, diritto alla disconnessione fissato nel contratto”.
“Non pubblicare circolari dopo l’orario di lavoro e nei fine settimana”.
I tagli alla scuola presenti nel disegno di legge di bilancio varato dal Governo il 28 ottobre sono arrivati come una doccia fredda: nel documento c’è scritto nero su bianco che si prevede un taglio di 7mila posti di cui quasi 5mila docenti dell’organico di potenziamento e oltre 2mila Ata.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Il 5 novembre CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e ANIEF hanno annunciato, in una nota unitaria, l’avvio di una mobilitazione contro i tagli al personale previsti. La prima tappa è fissata per mercoledì 11 novembre, con un sit-in a Roma. Lunedì 16 novembre seguiranno assemblee in orario di servizio negli istituti di tutta Italia, con l’intervento in diretta streaming dei leader nazionali delle quattro sigle. Gilda e Cgil, inoltre, hanno annunciato di voler scioperare il prossimo 20 novembre.
Il 3 novembre una dichiarazione del vicepremier e ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini ha scatenato la polemica: il leader della Lega, partito del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, si è smarcato dicendo di non sapere nulla dei tagli.
E Valditara? A quanto pare anche il ministro sarebbe rimasto sorpreso. Da fonti del Carroccio, riferisce l’Ansa, è stato riportato che “tecnici e parlamentari della Lega sono al lavoro per individuare le risorse necessarie a evitare i tagli ipotizzati agli organici del mondo della scuola”. Poi il capo del dicastero di Viale Trastevere, il 5 novembre, ha confermato di voler fare dietrofront.
Anche il primo partito di Governo, Fratelli d’Italia, si è mosso: mercoledì 4 novembre, i vertici di FdI hanno messo in agenda un incontro via della Scrofa con la Cisl, proprio per confrontarsi sulla Manovra.
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Precisiamo che l’indagine è stata realizzata dalla testata giornalistica “La Tecnica della Scuola” nel periodo che va dal 2 al 6 novembre 2026. Hanno partecipato alla rilevazione a distanza 630 lettori. Il sondaggio on line non ha carattere di scientificità: i risultati derivano da conteggi automatici.