Si è inaugurato ieri l’inizio del nuovo anno scolastico a Napoli. Il Presidente Sergio Mattarella, insieme al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è stato protagonista dalle 16.30 alle 19.30, prima in collegamento e poi di persona, all’Istituto Professionale di Stato per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera “Gioacchino Rossini” in via Terracina per il tradizionale evento intitolato “Tutti a Scuola”, trasmesso in diretta su Rai 1 e dai canali social del Ministero.
La cerimonia di apertura dell’anno scolastico 2025/2026 ha visto il Presidente Mattarella impegnato in due tappe preliminari prima di giungere al Rossini, al carcere minorile di Nisida e all’ospedale pediatrico Pausilipon. Sul palco allestito per la manifestazione si sono susseguiti esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport come Jovanotti, Rocco Hunt, Massimiliano Gallo, Giuseppe Zeno, Julio Velasco e Maurizio De Giovanni, nonché delegazioni di studentesse, studenti e insegnanti delle scuole di tutta Italia. Una kermesse gradevole e ovattata in una location blindata per l’occasione.
L’appuntamento annuale, giunto alla sua 25ma edizione e alla seconda nel capoluogo campano, è un momento di riflessione importante sulla funzione della scuola come luogo di cultura, di crescita, formazione e inclusione delle nuove generazioni e dei futuri cittadini; è un momento di celebrazione dei successi conseguiti nell’anno precedente ma soprattutto di dichiarazione di intenti per quello appena iniziato, una presa in carico di chi viene coinvolto nel processo di insegnamento/apprendimento, una riflessione sull’idea di scuola, sul tipo di apprendimenti che si vogliono promuovere e sulle sfide che si intendono affrontare.
“La scuola produce futuro, contribuisce a formare persone e cittadini consapevoli” ha affermato il presidente Mattarella nel suo discorso augurale: “la scuola è lo strumento, il veicolo per il futuro, e quello riguarda tutti, dovunque ci si trovi“. Anche in ospedale. E rivolgendosi ai ragazzi della scuola del carcere minorile di Nisida: “la scuola riguarda anche chi segue un percorso di recupero, di rilancio come voi, costruendo già qui dentro il suo futuro…” E ancora: “Ci si scopre nella scuola, ci si costruisce l’avvenire, ci si trovano i propri talenti e si mettono a prova, si capiscono, si interpretano…”. La scuola insomma come focus, indiscusso centro d’attenzione dal quale apprendere ad “essere” nel mondo. “Io credo nella scuola”, ha rilanciato Jovanotti in collegamento dall’istituto penitenziario minorile partenopeo, “la scuola a me ha dato tantissimo da studente (….), ho fatto incontri decisivi nella mia vita, ho scoperto le mie potenzialità. Ho messo a punto una passione, ho definito i miei orizzonti e li ho allargati”.
Ma il 22 settembre, giorno della cerimonia di inaugurazione del nuovo anno scolastico è stato anche il giorno di una grande mobilitazione nazionale, uno sciopero generale proclamato dal sindacato Usb e altre sigle sindacali autonome a sostegno del popolo palestinese e della missione internazionale Global Sumud Flotilla. Un grande sciopero che ha bloccato il paese e che ha visto scendere in piazza diverse centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori del pubblico e del privato, dai portuali, i trasporti, le fabbriche a scuola e università. Un fiume in piena di persone che hanno risposto all’appello “Blocchiamo tutto!”. Circa 80 le manifestazioni in tutta Italia: a Milano, Brescia, Torino, Bologna, Roma, Genova, Pisa, Lecce, Bari, Firenze, Catania, Palermo e molte altre città. In alcune, come Milano e Brescia, si sono verificati anche scontri tra manifestanti e polizia.
Così a Napoli, solo poche ore in anticipo rispetto alla cerimonia programmata all’istituto Rossini di via Terracina, si costituiva e iniziava a riversarsi nelle strade cittadine, dalla Stazione Centrale di Piazza Garibaldi al Porto, un grande corteo di circa 50.000 persone, che, anche qui, a prescindere dalla sigla sindacale, sono scese in piazza spinte dall’urgenza di denunciare l’orrore di uno spargimento di sangue inaccettabile. Grande l’adesione alla mobilitazione del mondo della scuola, personale docente e Ata delle scuole pubbliche e private ma anche tanti studenti consapevoli che, diversamente da quanto accade nel nostro paese, le scuole a Gaza per il terzo anno non riapriranno: sono state distrutte o chiuse e si stima che, ad oggi, oltre 18.000 bambini siano rimasti uccisi. Per quelle studentesse e quegli studenti la scuola resta un diritto negato, denuncia padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia della Terra Santa, il cui appello è stato qualche giorno fa pubblicato sul sito di Vatican News: “Vogliamo la fine di questa guerra!”- chiede a gran voce il frate francescano- perché “i bambini sono il nostro futuro e il futuro dell’umanità” e “hanno diritto a vivere in serenità”, ovunque, anche nella Striscia di Gaza.
Del resto- come ha sottolineato lo stesso Maurizio De Giovanni intervenuto a “Tutti a scuola”, solo un bambino su cinque nel mondo ha la possibilità di andare a scuola e questo è un privilegio di cui spesso non si è consapevoli.
Nella folta schiera dei manifestanti del comparto scuola del capoluogo partenopeo del corteo partito lunedì alle 9.30 da Piazza Mancini, anche “Scuola per la Palestina”, un movimento nato dal basso, inizialmente costituito da un gruppo di insegnanti di Brescia, al quale si sono andati via via ad aggiungere docenti, educatrici ed educatori dell’intero territorio italiano. Tutti accumunati da un sentimento di sdegno per il genocidio che si sta compiendo a Gaza e dalla determinazione ad agire per sostenere il rispetto dei diritti umani in Palestina. Sui social, una community di 27 gruppi che hanno dato forma ad una rete e hanno preparato e sottoscritto un documento da inviare alle istituzioni nel quale si chiede di fermare Israele. Ma “Scuola per la Palestina” non è sola: altre reti di insegnanti, tra le quali, ad esempio, “Docenti per Gaza” hanno sentito il dovere di scendere in campo per scuotere le coscienze e sollecitare i decisori politici al rispetto del Diritto internazionale.
Ovviamente alla cerimonia di apertura del nuovo anno scolastico si è parlato di “scuola” non di “scuola nella Striscia” ma le voci dei lavoratori, comitati e studenti in strada ancora nel pomeriggio per manifestare a Napoli vicinanza al popolo e in particolare ai bambini palestinesi erano poco distanti, nel quartiere di Bagnoli, a poche centinaia di metri dal Rossini, veicolate da un documento redatto da studenti da presentare al ministro Valditara.
Per alcuni, intitolare lo sciopero alla Striscia di Gaza è stato solo il pretesto per paralizzare il paese, per Napoli è stata forse occasione di far giungere una richiesta d’aiuto forte e chiara al Presidente Mattarella da parte del mondo della scuola.