Dopo gli episodi di scena muta alla Maturità la protesta sta cambiando forma. Abbiamo un ultimo caso emblematico: uno studente neo diplomato di diciannove anni di un liceo scientifico di Roma ha chiesto, con una lettera inviata al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, di modificare il suo voto di maturità, da 83 a 60.
La lettera è stata diffusa dalla Rete degli Studenti Medi del Lazio. “Nella lettera emergono perfettamente i motivi dei boicottaggi, che però il ministro sembra non voler neanche provare a prendere in considerazione” commenta Bianca Piergentili, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi del Lazio “questo governo sceglie anche stavolta la linea della repressione del dissenso, questa non è la scuola che vogliamo. Non ci fermiamo qua”.
Ecco il testo integrale:
“Ho deciso di scriverLe questa lettera a seguito di una lunga e profonda riflessione, iniziata dopo aver letto le notizie di quelle studentesse e di quegli studenti che, durante la prova orale del loro esame, hanno deciso di rimanere in silenzio in segno di protesta verso l’attuale sistema scolastico in Italia.
Dal mio punto di vista, la scuola pubblica dovrebbe rappresentare a pieno i valori della nostra Costituzione e, in tal senso, penso che il dialogo e il confronto ne siano alla base; non le nascondo il profondo dispiacere che ho provato nello scoprire, invece, da parte Sua, una risposta che va nella direzione opposta, annunciando una riforma che costringerebbe a ripetere l’anno chi sceglierà di rimanere in silenzio durante il colloquio orale.
Proprio per questo ho scelto di inviarLe questa lettera: per condividerLe il perchè di tale protesta, le motivazioni profonde per le quali molte studentesse e studenti di questo Paese vogliono essere ascoltati e chiedono un cambiamento nel sistema scolastico.
Ad oggi, infatti, la scuola non rappresenta più quel luogo di crescita, sia sul lato dell’istruzione che per l’aspetto dell’educazione come futuri cittadini e cittadine di questo paese ma, invece, ci sembra che l’unico obiettivo del sistema scolastico sia quello di assegnarci voti in un clima, spesso e volentieri, di competizione tossica: una scuola che non si interroga sulla reale formazione delle persone, ma si ferma solo all’attribuzione di un voto.
Non vogliamo più rimanere in silenzio: quelle studentesse e quegli studenti hanno avuto il coraggio di rendere pubblico un problema profondo che dura da anni e, per il quale, serve iniziare un periodo di riforme.
Ogni anno, e durante l’ultimo ancora di più, il piacere della conoscenza viene prevaricato dalla costante presenza del voto, l’ascia di un boia sempre presente sopra le nostre teste e che, per evitarlo, causa in ognuno di noi stress e disagio, che impatta fortemente sulla nostra salute e sul nostro benessere fisico e psicologico.
La scuola non può e non deve essere questo: la scuola non deve far star male, non deve creare rabbia, stress, frustrazione, disagio in noi ma, soprattutto, la scuola non può portare alla morte.
Sto dedicando questi giorni dalla fine del mio esame di stato a ripercorrere il mio ultimo anno a scuola, gli ultimi giorni prima dell’esame, i momenti di studio con le mie amiche e i miei amici e, Le confesso, sono pochi i ricordi positivi che mi vengono in mente.
Questi ultimi mesi di sforzo, così li hanno definiti molti dei miei professori, nascondono in realtà una radice malsana: in poche ore ci si ritrova sottoposti alla valutazione di un percorso durato anni e che, spesso, viene fortemente svalutato a causa di un sistema che non funziona.
Mesi di studio con amici e amiche che, il più delle volte, si è trasformato in momento di sostegno psicologico collettivo e, tutto ciò, per un clima snervante proprio della scuola italiana.
Un esame che, non si sa bene in che modo, pretende di valutare la ‘maturità’ di una persona, un esame che con un semplice numero su un foglio di carta svilisce e crea stati di forte disagio.
Le confesso, non riesco proprio a capire il senso di tutto ciò: per quale motivo non si vuole mettere in discussione un sistema di valutazione che, inevitabilmente, crea vergogna in tutte e tutti noi, come è possibile pensare che questi voti possano raccontare chi siamo, quale sia stato il nostro percorso.
La verità è che l’obiettivo di tutto ciò è incasellarci in un numero e ridurre la nostra personalità ad una cifra, senza tenere conto dell’impatto che questa procedura burocratica può avere su di noi.
Mi rattrista pensare che questo sia l’unico modello di scuola possibile, credo e spero che presto arrivi un cambiamento che metta al centro l’ascolto della comunità studentesca.
Per tutte le lacrime versate, per tutte le crisi nervose avute, per tutte le prese in giro, le critiche subite a causa di un sistema scolastico alienante e cieco, per tutti i sorrisi che ci sono stati sottratti, Ministro, io le chiedo di ridurre il mio voto attribuito al termine dell’esame di stato a 60/100.
Le chiedo questo perchè non riesco a riconoscermi in questo sistema scolastico, basato sulla competizione e che mi ha impartito questa valutazione, perchè nessun altro debba subire ciò che ho vissuto io, e quelli prima di me”.
in poche ore ci si ritrova sottoposti alla valutazione di un percorso durato anni e che, spesso, viene fortemente svalutato a causa di un sistema che non funziona”.
Il primo caso di protesta è stato quello di uno studente di diciannove anni di Padova; poi c’è stato il caso di una studentessa di Belluno che si è lamentata con i docenti che non l’hanno mai voluta conoscere davvero. Successivamente è venuto il turno di un altro studente veneto, di Treviso, di uno studente di una scuola privata di Firenze e infine di una studentessa della provincia di Pesaro e Urbino demoralizzata da un sette in condotta.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara non ha usato mezzi termini: chi fa scena muta alla maturità va punito. Con la nuova riforma della maturità, di cui ha parlato il capo del dicastero di Viale Trastevere, chi boicotterà l’esame in questo modo andrà incontro alla bocciatura.
Per capire meglio gli umori del mondo della scuola, La Tecnica della Scuola ha lanciato un sondaggio che ha coinvolto 1.101 persone: 716 docenti, 164 genitori, 53 studenti, 18 dirigenti.
I risultati parlano chiaro: l‘idea di Valditara di bocciare chi fa scena muta alla Maturità piace alla maggior parte degli “adulti”, che siano docenti, dirigenti o genitori. Gli studenti, invece, hanno qualche perplessità.
In particolare, il 70,5% dei docenti è favorevole alla bocciatura per chi boicotta l’orale della maturità, il 24,7% è contrario. Situazione simile anche per quanto riguarda i dirigenti scolastici: il 60,7% si dice d’accordo. Situazione analoga pure per quanto riguarda i genitori: sono per la ripetizione dell’anno il 65,9%.
Caso diverso per gli studenti, che non sono così compatti: il 58,7% di loro è contrario alla proposta del ministro. Ad essere favorevole è solo il 33,3%.