Dopo il periodo degli scrutini, in corso subito dopo la fine delle attività didattiche, arriva ormai puntuale il periodo dei ricorsi: di fronte a bocciature, non ammissioni, brutti voti, sono molti i genitori che decidono di affidarsi ai Tar avviando ricorsi da migliaia di euro.
Si fa ricorso per i casi più disparati. Ecco alcuni degli ultimi casi più eclatanti che abbiamo trattato negli ultimi mesi.
Una bocciatura scolastica si è trasformata in una controversia legale, con una famiglia che ha deciso di fare causa a un liceo fiorentino e al Ministero dell’Istruzione e del Merito, chiedendo un risarcimento di 30mila euro.
Secondo i genitori dello studente, l’istituto non avrebbe rispettato gli impegni previsti dal Piano Didattico Personalizzato (PDP), non garantendo il necessario supporto per gestire il disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) del ragazzo.
La famiglia è intervenuta con un’intervista rilasciata al Corriere, sostenendo che il ragazzo non sia stato adeguatamente seguito e che, anzi, sia stato emarginato dal contesto scolastico. Secondo la loro versione, i docenti avrebbero ripetutamente suggerito al giovane di cambiare scuola, comunicandolo direttamente a lui, senza coinvolgere i genitori. Questa situazione avrebbe avuto un impatto negativo sulla sua autostima, aggravando le difficoltà scolastiche già presenti. Il ricorso è stato respinto dal Tar della Toscana, che lo ha dichiarato “inammissibile e comunque infondato”, condannando la famiglia al pagamento di 2mila euro di spese legali che però non si arrende: farà appello al Consiglio di Stato.
Una studentessa di un liceo economico sociale è stata bocciata al terzo anno, dopo il mancato recupero dei debiti in italiano e inglese. L’esito delle prove di recupero era stato netto: 5 in italiano e 4 in inglese. Da qui il ricorso.
La famiglia della giovane sosteneva che i voti numerici non sarebbero stati rappresentativi della sua preparazione. Non solo: a suo avviso il consiglio di classe non avrebbe tenuto conto del profilo scolastico globale, senza valorizzare i suoi progressi, e la scuola non avrebbe attuato strategie per farla migliorare in italiano e inglese. Non c’è stato però molto da fare: i giudici hanno confermato la bocciatura.
La famiglia di una studentessa di prima media di una scuola di Venezia ha deciso di fare ricorso contro la bocciatura della figlia, avvenuta dopo un anno costellato da dieci note, due sospensioni e cinque insufficienze. Risultato? I giudici hanno dato ragione ai docenti.
Come riporta Il Corriere della Sera, la famiglia ha impugnato per due volte la decisione portando la scuola al Tar, sostenendo che non siano stati valutati i bisogni educativi speciali dell’alunna, afflitta da misofonia (avversione ai rumori) e, a quanto pare, oggetto di bullismo da parte dei ragazzi. Dopo una sospensiva e una nuova valutazione da parte della scuola, il Tar ha deciso: la giovane dovrà ripetere l’anno.
Uno studente, bocciato dopo la morte del padre, ha fatto ricorso al Tar contro la scuola e lo ha vinto. Tutto è avvenuto in un istituto superiore del trevigiano. L’alunno è stato bocciato al terzo anno.
Il ragazzo, in un periodo difficile dovuto alla brutta situazione familiare, ha accumulato brutti voti e assenze. Il Consiglio di Classe ha così deciso di bocciare il ragazzo. I giudici, con ordinanza, hanno accolto la domanda cautelare “alla luce delle eccezionali circostanze del caso concreto legate alla prematura scomparsa del padre dell’alunno”.
Alla luce di tale pronunciamento, il Consiglio di Classe si è riunito qualche giorno dopo. Ma la decisione è rimasta la stessa. Il ragazzo si è così rivolto nuovamente al Tribunale. Per gli insegnanti il ragazzo ha fatto troppe assenze? Il Tar replica che hanno omesso di considerare come “l’incremento delle assenze nel secondo periodo dell’anno sia direttamente riconducibile al grave lutto familiare subìto dallo studente”.
Da qui la decisione di accogliere il ricorso e di annullare la decisione, indicando inoltre alla scuola la necessità di mettere a disposizione dello studente i laboratori e di concedergli un tempo congruo, non inferiore al mese, per esercitarsi.
Un ragazzo di sedici anni è andato in classe, a Firenze, con un coltello di ben trenta centimetri. Dal suo cellulare, inoltre, nella chat condivisa con gli altri alunni, sono emerse immagini di “estrema violenza, anche a sfondo sessuale”.
Per questo la scuola ha deciso di sospenderlo. Il giovane, quindi, verso metà marzo è stato allontanato dall’istituto fino al prossimo 10 giugno, ossia l’ultimo giorno di lezioni. Il provvedimento, il 1° aprile, è stato impugnato dai genitori del minore, che ne chiedevano la sospensione dell’efficacia. Il tribunale amministrativo regionale per la Toscana si è espresso, respingendolo e confermandone la correttezza perché “prevalente l’interesse alla incolumità della comunità scolastica”.
A Milano un alunno plusdotato, talento della matematica, è stato bocciato in un istituto privato. La sentenza ha fotografato un caso rarissimo: una scuola che non ha neppure predisposto il Piano Didattico Personalizzato, obbligatorio per gli studenti con disturbo dell’apprendimento (Dsa).
Il Tar ha annullato la bocciatura. Senza quel documento, spiega la sentenza, l’intero anno scolastico è stato valutato su basi “illogiche”.