Scena muta alla maturità, continua a tenere banco la polemica relativa al boicottaggio dell’esame orale. A dire la sua, ancora una volta, lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, ai microfoni di Radio Radio, come riporta Virgilio Sapere, che ha ampliato il discorso parlando del concetto di merito.
“Mi sembra abbastanza logico – ha detto il dott. Crepet – pensare che la scuola sia il mestiere del luogo dove si lavora per i giovani. Uno va in ufficio, va in banca, va in un negozio. Il figlio fa il lavoro di andare a scuola a fare quello che deve fare. Poi che ci si possa anche ammutinare, questo lo sappiamo dalla storia. Però poi se ne pagano le conseguenze, non nel senso che ci debba essere la repressione dell’ammutinamento, non lo sto pensando dal punto di vista del pensiero. Però bisogna anche capire che cosa si fa invece che fare un esame di maturità, invece che andare a scuola. Perché se poi il giochetto è: io non faccio questo, io non faccio quell’altro, alla fine non faccio niente, ma pretendo, beh questo è inaccettabile“.
“Siamo sicuri che il problema sia il voto? Perché una fidanzata o un fidanzato non ti dà un voto? Secondo me sì. Lo sport è cosparso di voti, perché se perdi 5 a 0 la finale di Champions non è un un capolavoro, però accade. Questa cosa di svincolarsi dal merito mi sembra veramente il segno della caduta dell’Impero romano. Ma perché ce l’abbiamo col merito? Ma che male c’è a dire che Bob Dylan è pazzesco? Cosa vogliamo dire, che ha avuto fortuna? Che è 60 anni che ha fortuna? Forse è bravo, no?”.
Lo psichiatra ha poi fatto l’esempio di Ultimo, che in tre ore ha venduto 250mila biglietti per il suo prossimo concerto a Roma. “Avrà merito, no?“, ha replicato Crepet: “Viene dalle periferie, e la musica viene dalle periferie. I cantanti sono quelli che si mettevano nelle stazioni della metropolitana, compresi i Maneskin. Perché provi, cominci a provare da un locale piccolo e magari anche male frequentato. E poi, se hai merito, se hai talento, e soprattutto se hai il talento del talento, che è la capacità di tenere le tue qualità e di migliorarle, puoi riuscirci”.
Questo esito, ovviamente, “non è scontato per nessuno”, ha aggiunto Crepet. Non solo, una volta raggiunto il successo, si deve “confermare quell’andamento mutando le proprie capacità senza cancellarle”. Insomma, “è un lavoro nel lavoro”.
Il professore ha infine spostato la sua attenzione sull’educazione che, a suo avviso, non è una “priorità” della comunità: “Dobbiamo chiederci se la comunità nostra attuale ha come priorità l’educazione. Non c’è niente di male a dire di no. Anzi, è coerente con quello che sta accadendo”.
E quindi “domandiamoci se tutti noi, nonni, genitori, maestri, industriali, mettiamo dentro anche i politici con il loro esempio, siamo educativi, cioè crediamo che l’educazione sia un tassello fondamentale e strategico perché la nostra comunità possa andare avanti, crescere”. Perché, ha continuato, “oggi siamo in un momento terrificante“. Come ne usciamo? “Con il merito“, ha concluso Crepet.
Il primo caso di protesta alla maturità è stato quello di uno studente di diciannove anni di Padova; poi c’è stato il caso di una studentessa di Belluno che si è lamentata con i docenti che non l’hanno mai voluta conoscere davvero. Successivamente è venuto il turno di un altro studente veneto, di Treviso, di uno studente di una scuola privata di Firenze e infine di una studentessa della provincia di Pesaro e Urbino demoralizzata da un sette in condotta.
Per capire meglio gli umori del mondo della scuola, La Tecnica della Scuola ha lanciato un sondaggio che ha coinvolto 1.101 persone: 716 docenti, 164 genitori, 53 studenti, 18 dirigenti.
I risultati parlano chiaro: l‘idea di Valditara di bocciare chi fa scena muta alla Maturità piace alla maggior parte degli “adulti”, che siano docenti, dirigenti o genitori. Gli studenti, invece, hanno qualche perplessità.
In particolare, il 70,5% dei docenti è favorevole alla bocciatura per chi boicotta l’orale della maturità, il 24,7% è contrario. Situazione simile anche per quanto riguarda i dirigenti scolastici: il 60,7% si dice d’accordo. Situazione analoga pure per quanto riguarda i genitori: sono per la ripetizione dell’anno il 65,9%.
Caso diverso per gli studenti, che non sono così compatti: il 58,7% di loro è contrario alla proposta del ministro. Ad essere favorevole è solo il 33,3%.