Prima Ora - Notizie dell'11 giugno 2026

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12.06.2026
Aggiornato alle 00:42

Scuole paritarie, altro aiuto dal Governo Meloni: Irap “agevolata” dopo finanziamenti extra, bonus 1.500 euro a famiglie, stop Imu. Fism: esenzione totale

Le scuole paritarie a partire dalla pandemia da Covid, complice la sensibile riduzione del tasso demografico, sono entrate in un tunnel di crisi di iscrizioni e finanziamenti. Una percentuale non indifferente – oltre 200 istituti – è stata costretta a chiudere. Nell’ultimo triennio, però, il Governo Meloni ha adottato diversi provvedimenti in soccorso delle paritarie, a cui rimangono iscritti circa 800mila alunni, in prevalenza del primo ciclo.

I provvedimenti approvati in tre anni

Di recente, dopo avere innalzato i finanziamenti annuali complessivi (a fine 2025 ben 30 milioni di euro per gli istituti d’infanzia non statali, 21 per quelli paritari e 37 per il sostegno agli alunni con disabilità), introdotto un bonus da 1.500 euro per chi vi iscrive il figlio (su spinta dei Noi Moderati e dell’ex ministra Mariastella Gelmini, anche se con precisi limiti di reddito) e cancellato il pagamento dell’Imu (la tassa patrimoniale locale che dal 2020 ha accorpato la Tasi, per essere pagata annualmente da chi è proprietario di seconde case, uffici, negozi, aree fabbricabili e terreni) ha approvato una nuova norma: riguarda l’Irap e stabilisce, per gli enti del terzo settore, come questo genere di istituti, il passaggio da ente commerciale a non commerciale.

L’associazione Fism soddisfatta ma non troppo

Secondo Luca Iemmi, presidente della Federazione Italiana Scuole Materne – oltre 9mila realtà educative di stampo cattolico, dove sono iscritti quasi mezzo milione di bambini e 40mila lavoratori -, l’introduzione dell’Irap “agevolata” comporta “un primo importante risultato per tutte le realtà educative e sociali: una misura particolarmente attesa che si inserisce nel percorso di attuazione della delega fiscale, ormai giunto quasi a conclusione”.

Quello approvato è “un intervento necessario perché – ha continuato Iemmi – evita che gli enti siano fiscalmente penalizzati per il solo fatto di aver aderito al percorso previsto dalla riforma del terzo settore. Con questa modifica, l’applicazione dell’Irap mantiene criteri coerenti con quelli precedentemente applicati agli enti che svolgevano attività commerciale, consentendo di continuare a considerare la deduzione del costo del lavoro a tempo indeterminato e scongiurando un aggravio fiscale ingiustificato“.

Iemmi ha però anche dichiarato che quanto raggiunto è un “primo risultato importante”, ma “resta aperto il tema dell’esenzione totale dell’Irap, che Fism continuerà a sostenere con determinazione, soprattutto per le scuole dell’infanzia che svolgono ogni giorno un essenziale servizio educativo di sussidiarietà per le famiglie e le comunità di tutto il Paese”: un servizio, è inutile negarlo, che lo Stato non potrebbe di certo sostenere con i medesimi finanziamenti concessi oggi ai circa 12mila istituti paritari sparsi per il territorio italiano.

Le proteste

Ma non tutti la pensano in questo modo: la decisione, infatti, potrebbe creare più di qualche malumore tra diversi addetti ai lavori. Soprattutto da parte di chi non vorrebbe assistere a questo genere di aiuti verso scuole non gestite dallo Stato: già nel gennaio 2025 vi furono non poche contestazione verso la decisione dl ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, di firmare due decreti che hanno destinato oltre 750 milioni di euro complessivi a favore delle scuole paritarie, di cui 400mila euro per il sostegno agli studenti con disabilità, con un aumento di 50 milioni di euro rispetto all’anno scolastico precedente.

In particolare, va ricordato che ad inizio 2026 alcuni sindacati, come la Flc-Cgil, ma soprattutto l’opposizione politica, in particolare Movimento 5 stelle e Pd, hanno protestato per la troppa attenzione di questo Governo per le scuole paritarie e poca per quelle pubbliche: per queste ultime, hanno sottolineato si prospetta infatti una tendenza al ribasso, soprattutto per quel che riguarda gli investimenti sul lungo periodo (a partire dal 2027) e alla sostanziale conferma di quelli già presenti.

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