Attimi di panico in una scuola ligure, in provincia di La Spezia. Uno studente di soli tredici anni è stato trovato in possesso, a scuola, con un coltello da cucina di venti centimetri. Per fortuna l’alunno non lo ha usato per fare del male a qualcuno.
Come riporta La Nazione, il ragazzino ha nascosto il coltello nello zaino e lo ha usato per mostrarlo ai compagni, forse per incutere paura, mentre si parla di una ragazzina contesa.
La dirigente scolastica ha quindi avvertito i Carabinieri che l’hanno convocata in caserma insieme al corpo insegnante. Il comandante della stazione ha quindi ricostruito tutti i tasselli della vicenda per poi effettuare la perquisizione a casa dei famigliari del ragazzino alla ricerca del coltello che corrispondesse alla descrizione fornita dai testimoni. E nella cucina è stata ritrovata l’arma.
Nella tarda serata di ieri il ragazzino, alla presenza dei genitori, è stato accompagnato in caserma dove ha spiegato le ragioni del grave gesto. Intanto i carabinieri hanno provveduto a segnalare la vicenda al Tribunale dei minori. Avendo soltanto 13 anni, quindi non ancora compiuto i quattordici, per legge non è imputabile. Ma potrebbero comunque essere multati i genitori.
Il Governo si è messo in moto per contrastare l’uso di armi e violenza nelle scuole, come annunciato dopo l’accoltellamento a morte di un ragazzo all’interno di un istituto di La Spezia lo scorso 16 gennaio. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ne ha parlato ieri, 27 gennaio, a Cinque Minuti, su Rai1.
“In queste ore usciremo con una direttiva condivisa con il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara che manderemo ai dirigenti scolastici e ai prefetti. Su richiesta dei dirigenti, nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica, insieme ai prefetti, si potrà decidere di fare dei controlli all’ingresso delle scuole”, ha annunciato Piantedosi.
“Potrà essere fatto a sorpresa quando sarà richiesto dai dirigenti scolastici. Se ci sono problemi di commissione di reati potrà essere fatto anche in maniera diversa”, ha spiegato il ministro.
“Il metal detector a scuola sarà uno strumento utile. Non c’é nulla di repressivo. Anche perché chi non porta coltelli, non ha nulla da temere. Repressione? Che dire? Mi dispiace per questa lettura distorta. La sinistra sbaglia”. A dirlo è stato, sempre ieri, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara: in un’intervista al quotidiano Il Foglio, ha anticipato i contenuti del recente decreto sicurezza, che vuole essere una risposta dell’Esecutivo a seguito dei gravi fatti, con studenti protagonisti, accaduti nel corrente anno scolastico, prima a Latina e poi a La Spezia.
Per frenare l’escalation di casi di giovani che usano armi improprie, portandole in alcuni casi anche a scuola, il capo del dicastero di Viale Trastevere ha detto che si agirà “su tre fronti: in primis dobbiamo intervenire sul fenomeno, perché nessuna società democratica può tollerare che un giovane vada in giro armato. Dopodiché dobbiamo motivare le giovani generazioni: uno studente che trova una scuola capace di valorizzare i suoi talenti, di appassionarlo, sarà meno incline a forme di devianza. Non ultimo, è nostro dovere sensibilizzare le famiglie. Personalmente vorrei che il decreto sicurezza includesse anche questo aspetto. Il coinvolgimento dei genitori nel percorso formativo. In special modo nei contesti di fragilità“.
Questa disposizione, forse, andrà inserita nel Pacchetto Sicurezza che il Governo sta preparando. “Ci stiamo lavorando, c’è un confronto interministeriale, siamo a buon punto di lavorazione e credo di poter dire che entro la prima settimana di febbraio possa andare in Consiglio dei ministri”, così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi ha risposto, come riporta Ansa, a una domanda su quando sarà varato il pacchetto sicurezza, arrivando alla manifestazione ‘Idee in movimento’ organizzata dalla Lega a Rivisondoli.