Il caro carburante è un problema per tutti, soprattutto chi va al lavoro usando l’auto e spende centinaia di euro in benzina al mese. Questo è il caso di molti docenti e lavoratori della scuola pendolari, che magari hanno uno stipendio alquanto esiguo.
Il dirigente scolastico Maurizio Primo Carandini, a capo dell’Istituto “Paolo e Rita Borsellino” di Valenza, nell’alessandrino, ha scelto, ancora una volta, di aiutare la categoria ATA con un gesto simbolico ma anche e soprattutto concreto.
Dopo aver deciso di aiutare alcuni collaboratori scolastici fuori sede con un contributo di cinquanta euro, dalle sue tasche, ai suoi collaboratori scolastici del Sud che hanno dovuto affrontare una ingente spesa per passare le vacanze di Natale nella propria regione d’origine, il preside ha deciso di fare qualcosa di simile in tempo di caro carburante.
“Ho riflettuto molto e ho pensato di dedicarmi agli assistenti amministrativi che ogni giorno prendono la loro vettura per recarsi al lavoro al Borsellino e che hanno da sempre dimostrano e che dimostreranno con le proprie scelte un vero senso di appartenenza al nostro istituto”, ha esordito, come riportato sul sito della scuola.
“Si presenta il tema palese della diseguaglianza, ovvero, di chi abita a Valenza e chi fuori Valenza, tradotto in soldoni chi ha lo stipendio mutilato dalle spese auto e chi no. Ho verificato che 4 assistenti amministrativi presentano le seguenti caratteristiche: continuità di servizio, sono residenti fuori Valenza e hanno un profondo senso di appartenenza palesato e confermato dalle scelte future. Per la cronaca, si tratta di dipendenti che lavorano 36 ore la settimana e che percepiscono circa 1300 euro al mese.
“A questo punto ho deciso di attivare con un segno di riconoscimento e riconoscenza: fringe benefit. E’ noto che il fringe benefit (beneficio accessorio) è un tipo di emolumento retributivo corrisposto a particolari categorie di lavoratori dipendenti in aggiunta alla retribuzione. Aprile, maggio e giugno, per questi tre mesi ho riconosciuto un contributo in denaro alle quattro assistenti amministrative che utilizzano l’auto per recarsi al lavoro prendendo differenziazioni rispetto ai km da percorrere”.
“Si badi bene, a scanso di equivoci: ho riconosciuto! Lo ribadisco affinché qualche malpensante non abbia a pensare che ho utilizzato il Fondo di Istituto e che non son passato dalla contrattazione integrativa di istituto. Della serie: con in propri soldi, ognuno è libero di fare ciò che vuole. Fiero e felice di aver premiato persone meritevoli che incarnano il senso di appartenenza, forza pulsante del nostro Istituto”, ha concluso.
È stata la notizia della settimana, tra valutazioni del sindacato, smentite del Ministero e preoccupazioni delle famiglie e dei docenti. Parliamo dell’ipotesi di DAD a maggio, avanzata dall’Anief, secondo cui “per frenare il costo della vita, il Governo e il Parlamento potrebbero valutare l’adozione della didattica a distanza, a seguito del collocamento dei lavoratori pubblici in smart working“.
Come detto, la smentita del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara è arrivata a stretto giro, ma l’ipotesi di DAD a maggio ha suscitato ugualmente un acceso dibattito. La Tecnica della Scuola ha deciso di dedicare una trasmissione al tema, facendo parlare i dati, i protagonisti e gli esperti. Con noi Marcello Pacifico, presidente di Anief, Antonio Affinita, direttore generale del Moige, Movimento Italiano Genitori, Daniele Novara, pedagogista e scrittore.
Nel corso della trasmissione sono stati rilanciati anche i risultati di un sondaggio esclusivo condotto dalla nostra testata su oltre millecinquecento persone, da cui è emerso che la maggior parte dei docenti sarebbe favorevole a tenere i consigli di classe online, mentre sulla possibilità di un ritorno alla didattica a distanza si registra un testa a testa tra favorevoli e contrari.
Un docente pendolare a inizio carriera, che guadagna intorno ai 1.600 euro netti al mese, a marzo ha lasciato alla pompa di benzina tra il 25 e il 30% del proprio stipendio. E questo considerando una sede lavorativa a “soli” 75 chilometri da casa, ma ci sono insegnanti che ogni giorno devono percorrere molta più strada per fare lezione. È la stangata sul prezzo dei carburanti provocata dalla guerra nel Golfo, secondo una simulazione realizzata da La Tecnica della Scuola, sulla base dei dati pubblicati il 7 aprile dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, aggiornati al mese precedente.
A marzo – complice la chiusura dello Stretto di Hormuz, che collega il golfo di Oman e il golfo Persico, tra i principali snodi globali per il trasporto del greggio – la benzina ha raggiunto un prezzo medio di 1,765 euro al litro, con un aumento di quasi il 7% rispetto a febbraio. Nello stesso periodo il diesel si è attestato a 1,987 euro al litro, segnando un incremento di quasi il 17%. Fa peggio il gasolio per riscaldamento, che ha toccato 1,824 euro al litro (un’impennata del 30%) mentre altre voci come il metano e il GPL sono cresciute di alcuni decimali. I dati non tengono conto degli incrementi di aprile, prima della tregua tra Stati Uniti e Iran, che dovrebbe portare alla riapertura dello Stretto.

Tornando alle simulazioni sull’impatto del caro carburante sui docenti pendolari, come detto sono stati calcolati su una tratta di 150 chilometri al giorno, 75 all’andata e 75 al ritorno. A febbraio, a fronte di 24 giorni lavorativi, la spesa era di circa 306 euro per un’auto a diesel (calcolando una media di 20 km al litro) e di 397 euro per un’auto a benzina (15 km al litro). A marzo, a fronte di 26 giorni lavorativi, la spesa lievita a 388 euro per un’auto a diesel e a 459 euro per un’auto a benzina. Il 25 e il 30% dello stipendio di un pendolare a inizio carriera, appunto. A fronte di queste spese, c’è chi si chiede se non sia più conveniente prendere una casa in affitto nei pressi della sede lavorativa, piuttosto che caricarsi i costi della trasferta.