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Aggiornato il 25.11.2025
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Giornata contro la violenza sulle donne: bisogna subito agire introducendo l’educazione sessuale a scuola? – FOCUS

Oggi è il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Sul tema si è detto di tutto, e spesso si parla dell’educazione sessuale a scuola come possibile “soluzione”, almeno dal punto di vista culturale, di questa piaga.

Educazione sessuale, cosa sta cambiando?

Di educazione sessuale, in particolare, se ne discute dal 15 ottobre, quando è stato approvato alla Camera l’emendamento al Ddl sul consenso informato che estende il divieto di poter parlare di tematiche sessuali (per le figure esterne alla scuola) – oltre che ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria – anche a quelli della scuola secondaria di primo grado. 

Si è parlato quindi di divieto di educazione sessuale fino alle medie: il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha voluto però precisare: non è vero, ha detto, che non si può fare educazione sessuale a scuola; si potrà fare a livello di programmi, come previsto dalle Indicazioni Nazionali del Primo Ciclo e dalle nuove Linee Guida di Educazione Civica.

Poi, il 10 novembre, il dietro-front: la Lega ha depositato un emendamento sull’educazione alla sessualità a scuola, parzialmente correttivo rispetto al testo approvato in commissione; è caduto così il “divieto” di fare attività di educazione sessuale con esterni nelle scuole medie, che vengono in tal modo equiparate alle superiori, dove si richiede per tali attività il consenso dei genitori che dovranno conoscere temi e materiale didattico.

Il focus della Tecnica della Scuola

La Tecnica della Scuola ha voluto costruire un focus per fare chiarezza sull’argomento.

L’approfondimento

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In tutto ciò nel 2023 è stato presentato dall’opposizione un ddl, il 943, al Senato, sull’”Introduzione dell’educazione sentimentale, sessuale e affettiva nelle scuole”, che è stato recentemente riassegnato, lo scorso 15 ottobre, alla Vii Commissione Cultura.

Il Ddl intende introdurre l’educazione sentimentale, sessuale e affettiva come insegnamento nazionale obbligatorio nelle scuole del primo e del secondo ciclo di istruzione. L’obiettivo centrale è la crescita emotiva, culturale ed educativa dei giovani, promuovendo la parità e la solidarietà tra i sessi e rimuovendo ruoli stereotipati e pregiudizi che alimentano la discriminazione o la violenza di genere. Viene previsto l’aumento dell’orario settimanale nelle scuole secondarie (primo e secondo grado) di un’ora dedicata a questa materia, oltre all’integrazione dei contenuti in ogni materia del curriculum.

Per supportare il nuovo insegnamento, il Ddl prevede la ridefinizione e l’aumento degli organici del personale docente delle scuole secondarie. È inoltre stabilita l’attivazione di corsi di formazione obbligatoria per tutto il personale scolastico, compreso quello della scuola dell’infanzia. Un decreto interministeriale dovrebbe definire i programmi e le linee guida, includendo temi come i ruoli di genere non stereotipati e la soluzione non violenta dei conflitti.

Le interviste

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“In tutta Europa si sta affermando una cultura sessuofoba, che punta a rimuovere il tema invece di affrontarlo”, spiega la docente La Tecnica della Scuola. “Un’educazione sessuale vera e propria, nella scuola italiana, non c’è mai stata. Quello che c’è è un’educazione scientifica, che vuol dire spiegare come funziona la meccanica del corpo, l’apparato cardiaco, quello respiratorio e anche quello riproduttivo”. Un approccio tecnico rivendicato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che per Priulla non può bastare. “Quando la docente di scienze arriva a quel punto spesso è a disagio, perché scattano le risatine, le toccatine di gomito, le battute. D’altra parte, a me, come sociologa, nel corso di alcuni incontri è stato chiesto di non usare le parole ‘sesso’ e ‘rapporto’, per non turbare i fanciulli”.

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Per il docente la stretta sull’educazione sessuale non nasce da un’esigenza reale, ma serve a soddisfare una minoranza. “Si vuole placare la paura di una minoranza di famiglie, che temono che questo tipo di attività formative possano influire negativamente sull’educazione dei propri figli”. Già oggi, aggiunge, attività di questo tipo devono essere approvate dai genitori, attraverso un apposito modulo. “Di solito non firmano una, massimo due famiglie per classe. Persone che pensano: chissà cosa succederà mai, insegneranno ai miei figli a diventare drag queen“.

Gli esiti del sondaggio

Educazione sessuale, il vento è cambiato? Nove docenti su dieci contro il “divieto” fino alle medie – ESITI SONDAGGIO

I risultati della rilevazione online sembrano particolarmente uniformi: sia i genitori, sia i docenti si sono espressi in modo compatto, sulla stessa linea.

In particolare, l‘85,7% dei docenti si è detto contro il divieto di fare educazione sessuale fino alle medie; analoga percentuale quella dei genitori, che è precisamente pari all’86,59%. Quindi, sostanzialmente, quasi nove docenti su dieci, e quasi nove genitori su dieci credono che a scuola si debbano svolgere questo genere di attività formative.

Dal nostro sondaggio, dunque, non vi sarebbero particolari resistenze sullo svolgimento dei corsi di ambito sessuale da parte dei genitori. E non vi sarebbe nemmeno una chiusura sul tema da parte degli insegnanti.

E nessun dubbio vi sarebbe nemmeno da parte degli studenti: il numero di partecipanti al nostro sondaggio è minore e sicuramente non significativo (solo 21 giovani), ma appare significativo il dato che nessuno tra loro si è detto d’accordo con la direzione che vuole intraprendere il ministro Giuseppe Valditara.

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