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11.11.2025

Giulia Cecchettin uccisa due anni fa, il padre Gino: “Educazione affettiva a scuola? Non è un pericolo”

“So bene che ci sono paure, resistenze e incomprensioni, ma vi assicuro che l’educazione affettiva non è un pericolo è una protezione, non toglie nulla a nessuno, ma aggiunge qualcosa a tutti: consapevolezza, rispetto e umanità. Una scuola che non parla di affettività, di rispetto, di parità è una scuola che lascia soli i ragazzi di fronte a un mondo che grida messaggi distorti”, queste le parole di Gino Cecchettin, padre di Giulia, la ragazza uccisa a 22 anni dall’ex fidanzato esattamente due anni fa, nel novembre 2023, pronunciate oggi in Commissione femminicidio alla Camera, come riporta Agi.

Il presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, come riporta Ansa, ha parlato per l’ennesima volta di educazione sessuale e affettiva a scuola. “Una scuola che non parla di affettività, di rispetto, di parità è una scuola che lascia soli i ragazzi di fronte a un mondo che grida messaggi distorti”.

“Non sono qui per chiedere più punizioni o leggi più dure. La giustizia serve, ma arriva sempre dopo. Sono qui per parlare di ciò che può arrivare prima, la prevenzione e quindi l’educazione” ha detto Gino Cecchettin. “Oggi la violenza di genere viene spesso raccontata come un’emergenza, ma non lo è – ha sottolineato -. E’ un fenomeno strutturale radicato nella nostra cultura, nei linguaggi, nei modelli di relazione, negli stereotipi che continuiamo a tramandare. Non nasce all’improvviso, non è un raptus, cresce lentamente in una società che troppo spesso giustifica, minimizza, o resta in silenzio”.

Come fondazione “crediamo che l’unica risposta duratura alla violenza sia educare al rispetto, all’empatia, alla libertà reciproca e questo può avvenire solo nella scuola, il luogo dove si formano le persone non solo gli studenti. Non si tratta di ideologia, ma di civiltà – ha spiegato – Parlare di educazione affettiva significa insegnare ai ragazzi a conoscere se stessi, a gestire le emozioni, a riconoscere i confini e chiedere e dare consenso. Significa insegnare che l’amore non è possesso, che la forza non è dominio, che il rispetto è la base di ogni relazione”.

Educazione sessuale vietata alle medie? Il dietro front

La Lega alla Camera ha depositato un emendamento sull’educazione alla sessualità a scuola, parzialmente correttivo rispetto al testo approvato in commissione. Lo riporta Ansa. Cade il “divieto” di fare attività di educazione sessuale con esterni nelle scuole medie, che vengono in tal modo equiparate alle superiori, dove si richiede per tali attività il consenso dei genitori che dovranno conoscere temi e materiale didattico.

Resta il divieto per la scuola dell’infanzia ed elementare, come previsto nel testo iniziale presentato il 23 maggio. La discussione del disegno di legge ‘Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico’ è iniziata oggi, 10 novembre, alla Camera.

Educazione sessuale, il sondaggio della Tecnica della Scuola

Tutto torna come era previsto, dopo la baraonda che si è sollevata attorno all’emendamento che estendeva il divieto di fare attività relative all’educazione sessuale a scuola alla secondaria di primo grado. D’altronde, il sondaggio della Tecnica della Scuola che ha coinvolto 1.400 persone (818 docenti, 360 genitori, 24 studenti, 21 dirigenti) aveva parlato chiaro: gli addetti ai lavori hanno di fatto sonoramente bocciato lo stop ad attività (seppur esterne alla scuola e ai programmi curricolari) di educazione sessuale fino alla scuola secondaria di primo grado.

Sia i genitori, sia i docenti si sono espressi in modo compatto, sulla stessa linea.

In particolare, l‘85,7% dei docenti si è detto contro il divieto di fare educazione sessuale fino alle medie; analoga percentuale quella dei genitori, che è precisamente pari all’86,59%. Quindi, sostanzialmente, quasi nove docenti su dieci, e quasi nove genitori su dieci credono che a scuola si debbano svolgere questo genere di attività formative.

Dal nostro sondaggio, dunque, non vi sarebbero particolari resistenze sullo svolgimento dei corsi di ambito sessuale da parte dei genitori. E non vi sarebbe nemmeno una chiusura sul tema da parte degli insegnanti.

E nessun dubbio vi sarebbe nemmeno da parte degli studenti: il numero di partecipanti al nostro sondaggio è minore e sicuramente non significativo (solo 21 giovani), ma appare significativo il dato che nessuno tra loro si è detto d’accordo con la direzione che vuole intraprendere il ministro Giuseppe Valditara.

Il focus della Tecnica della Scuola

Sull’educazione sessuale in questi giorni si è detto di tutto. Precisamente se ne discute dal 15 ottobre, quando è stato approvato alla Camera l’emendamento al Ddl sul consenso informato che estende il divieto di poter parlare di tematiche sessuali (per le figure esterne alla scuola) – oltre che ai bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria – anche a quelli della scuola secondaria di primo grado. 

Si è parlato quindi di divieto di educazione sessuale fino alle medie: il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha voluto però precisare: non è vero, ha detto, che non si può fare educazione sessuale a scuola; si potrà fare a livello di programmi, come previsto dalle Indicazioni Nazionali del Primo Ciclo e dalle nuove Linee Guida di Educazione Civica.

Ma quindi cosa cambierà nel concretoQual è lo stato delle cose? La Tecnica della Scuola ha voluto costruire un focus per fare chiarezza sull’argomento.

L’approfondimento

Educazione sessuale, corsi di esterni vietati fino alle medie: ma serve una materia a parte? La linea di Valditara e gli altri Paesi

Le interviste

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Gli esiti del sondaggio

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