Ieri, 18 giugno, ha avuto inizio ufficialmente la maturità 2026 con la prima prova d’italiano, scelta a livello ministeriale e uguale, per contenuti, per tutte le scuole. Tra gli autori proposti, Pavese e Brancati.
Le polemiche non sono mancate: in molti hanno fatto notare che si tratta di testi che i ragazzi non arrivano a studiare a scuola, perché magari troppo recenti o snobbati. C’è da sottolineare che la “custode delle tracce” Flaminia Giorda aveva specificato che non è necessario aver studiato l’autore per svolgere la traccia.
Poi si è discusso in merito all’assenza generale di donne tra gli autori della Maturità da anni. Ma cosa ne pensano gli studenti che l’hanno affrontata? Skuola.net ha raccolto alcune testimonianze.
Su mille candidati, il 51% dichiara di non aver gradito affatto le consegne. C’è un 27% di intervistati (circa uno su quattro) che promuove solo alcune delle tracce proposte, mentre il 16% ne salva una sola, verosimilmente proprio quella selezionata per svolgere l’esame. Appena un ristretto 6% esprime un gradimento totale, affermando di aver apprezzato l’intero pacchetto ministeriale.
Circa 3 maturandi su 4 non hanno affrontato in classe gli autori scelti per l’analisi del testo. “Ma chi l’ha mai studiato Brancati? Noi in classe siamo arrivati a malapena a D’Annunzio!”. “Pavese in poesia è stato un colpo basso, ho letto la traccia tre volte e poi ho rinunciato, non si capiva niente”. “Meno male che c’era la traccia sull’incanto, mi ha letteralmente salvato la prova e forse anche il diploma”, queste alcune dichiarazioni degli studenti.
La maggior parte degli studenti – circa 6 su 10 – ha giudicato la prova più difficile di quanto si aspettasse alla vigilia. Eppure, a fronte di queste oggettive difficoltà, i diplomandi hanno dimostrato grande maturità e correttezza: solo 1 su 10, a quanto dicono loro stessi, si è lasciato trascinare dalla tentazione di copiare, mentre tutti gli altri hanno scelto di affrontare l’ostacolo contando unicamente sulle proprie forze.
A1: Cesare Pavese, “Passerò per Piazza di Spagna”.
A2: Vitaliano Brancati, “I Piaceri”.
B1: testo tratto da Assemblea Costituente (Insediamento e discorso del Presidente Giuseppe Saragat).
B2: Piero Bianucci, “Te lo dico con parole tue”. La scienza di scrivere per farsi capire
B3: Frank Furedi, “I confini contano”.
C1: Wenke Husmann (Die Zeit), articolo “Funziona a meraviglia” comparso su Internazionale nel gennaio 2026
C2: Mario Calabresi, “Alzarsi all’alba”.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato i PDF ufficiali delle tracce. Ecco il file:
L’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2024/2025 prevede una prima prova scritta di italiano (giovedì 18 giugno 2026), una seconda prova scritta specifica per l’indirizzo di studio (venerdì 19 giugno 2026), e un colloquio.
Ma cosa cambierà alla Maturità 2026? Ecco una piccola guida:
Innanzitutto, le commissioni d’esame saranno “ridotte”: cinque membri complessivi, anziché sette, di cui due interni, due esterni e il presidente esterno.
Aumentano le risorse per la formazione dei commissari: 3 milioni di euro nel 2026 e ben 11 milioni nel 2027. Il compenso dei commissari, però, rimane sempre lo stesso, fermo al 2007, quindi da quasi vent’anni fa. Viene rivisto anche il sistema dei punti bonus, che potranno essere assegnati ai candidati con un voto a partire da 90/100, e non più da 97/100.
Si passa poi dalla definizione ufficiale di “Esame di Stato” al ritorno alla dicitura “Esame di Maturità”.
Con decreto del Ministro dell’Istruzione e del Merito sono individuate annualmente, entro il mese di gennaio, le discipline oggetto della seconda prova, e le quattro discipline oggetto di colloquio, per ogni indirizzo. Stop anche al documento iniziale del colloquio.
Inoltre, c’è un nuovo indicatore nella griglia del colloquio, d’ora in poi: si tratta del “grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità raggiunto al termine del percorso di studio”.
L’esame di maturità sarà validamente sostenuto se il candidato ha regolarmente svolto tutte le prove, per evitare le “scene mute” degli studenti del 2025, ma anche degli anni precedenti, con studenti che hanno deciso di non svolgere il colloquio per protesta, sapendo comunque di avere raggiunto un punteggio tale nelle prove scritte per arrivare al diploma.